Henry Troyat "Pietro il Grande", Club del Libro, 1982, 21 agosto 2002
Il 26 agosto 1698 Pietro il Grande, che tornava da un viaggio, ricevette i suoi boiari e, di punto in bianco, afferrò una forbice e tagliò loro la barba (si salvarono solo Stresnev e Cerkasski)
Il 26 agosto 1698 Pietro il Grande, che tornava da un viaggio, ricevette i suoi boiari e, di punto in bianco, afferrò una forbice e tagliò loro la barba (si salvarono solo Stresnev e Cerkasski). Sgomento e timor di Dio: il patriarca Adriano, di recente, aveva condannato i volti rasati in una sua pastorale: "Non è lecito mutare il viso dell’uomo, il Salvatore medesimo, nostro Cristo, portava la barba (...) Credete dunque che sia una bella cosa radere la barba e lasciare solo i baffi? Non gli uomini sono stati creati così da Dio, ma solo i cani e i gatti... Radersi la barba è un disonore e un peccato mortale. Uomini ortodossi, non lasciatevi prendere da questa diabolica tentazione... Dove vi collocherete voi all’ora dell’ultimo giudizio? Con i santi che hanno il viso ornato di barbe, o con gli eretici rasati?". Lo zar voleva le guance rase per modernizzare la Russia (che i suoi sudditi fossero simili ai Tedeschi o ai Francesi!) e per colpire il patriarca che esercitava in Russia a quell’epoca un poter personale del tutto distinto e indipendente da quello dello zar. Poche settimane dopo, infatti, Pietro tassò le barbe: i funzionari e i nobili, per avere il diritto di portarla, cento rubli l’anno, i servitori e i cocchieri trenta, i contadini mezzo copeco che versavano all’entrata e all’uscita dalle città. Il capitano Perry, un testimone di quell’epoca, scrive che nei pressi di Voronez un vecchio caprentiere dalle guance tolse da sotto il panciotto un’enorme massa di peli e gliela mostrò dicendo: "Ho disposto che sia messa nella mia bara, in modo da potermi presentare con la barba al giorno del giudizio".