Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  agosto 24 Sabato calendario

Agnes MarioSerino

• (Avellino) 1931. Giornalista. Ex direttore dell’“Osservatore Romano” (1984-2007) • «[...] giornalista e storico del cristianesimo [...] ha guidato il quotidiano su una linea “interventista” in campo sociale e politico, specie nelle vicende romane e italiane. Dagli incidenti sul lavoro alla legge sui Dico, è capitato spesso che l’Osservatore si facesse sentire. A volte, negli ultimi tempi, con qualche imbarazzo tra le mura vaticane: che il quotidiano della Santa Sede attaccasse Pippo Baudo per la sua “boria e arroganza” o se la prendesse con Lino Banfi per una fiction tv (nonno Libero aveva vicini di casa omosessuali) pareva stravagante. Poi è arrivata la gaffe sul comico Andrea Rivera, tacciato dall’Osservatore di “terrorismo” per delle battute al concerto del Primo Maggio. Scoppiò il finimondo, la segreteria di Stato non ne sapeva nulla. E toccò a Padre Lombardi smussare le polemiche, ma quale terrorismo: “È stata una evidente sciocchezza, non diventi tragedia”. [...]» (Luigi Accattoli Gian Guido Vecchi, “Corriere della Sera” 8/8/2007) • «Sembra più prete dei preti, più eminenza delle vere eminenze che gli girano intorno. Ha casa dentro le mura di Dio, quattro stanze più servizi che divide con la devota sorella Luisa, per salutare china il capo e accenna ad un sorriso a labbra strette. Pure in redazione non regala confidenze a nessuno. “Davo del lei anche ai miei alunni delle scuole medie”. E se i redattori di oggi lo temono – “il direttore dà del lei persino a se stesso” – figuriamoci quei poveri studenti di allora. Fu maestro severo, ed è direttore severissimo, odia la prosa frivola, giudica e punisce, con un sorriso d’ironia negli occhi aguzzi, “questa è scettica leggerezza” dice, oppure, “ecco un esempio di malinconica presunzione”, altre volte invoca la “colpevole ignavia” e altre ancora “l’arrogante dissipazione”. E minaccia persino la sospensione dello stipendio. Perciò più d’uno se n’è andato via imprecando: sono giornalisti che in genere trovano posto nella stampa cattolica, da “Jesus” sino all’autorevole e ambitissimo “Avvenire”. E pare che uno di questi fuoriusciti gli abbia scritto un elegante biglietto per solennizzare un maiuscolo commiato veramente degno: “Signor direttore Lei è la prova che le fiamme dell’inferno sono sono menzognere”. E dunque con la sua andatura dondolante, quasi a scatti, il corpo ossuto e scavato, il grande naso gibboso, un accenno di cifosi che gli curva le spalle, le mani che strofinano una dentro l’altra, finisce col somigliare alla Chiesa che si porta dentro piuttosto che a quella mondana e gioconda, della Dc, di suo fratello Biagio […] Dopo che gli hanno seppellito il vero nemico (Craxi) e la vera amica (la Dc), bacchetta sia il Polo sia l’Ulivo, “la verità è sempre all’opposizione”, dice […] Come un ispido frate taumaturgo aggredisce le malattie della politica italiana ubbidendo a regole non scritte, il suo magistero giornalistico è un affare di Stato ben più intricato del comando di un giornale […] Dice d’essere “fedele come una roccia”, ma il Potere Mitologico che gli versa lo stipendio non è poi così esigente come si crede […] È un navigatore con le unghie consumate dal lungo scavare dentro il cunicolo della libertà […] “io sono il cameriere di Dio” […] È nato in quella parte del mondo che una volta si definiva “in provincia di De Mita”. E infatti quando Ciriaco, alle sue prime elezioni, si trovò contro i Vescovi, lui, che già presiedeva l’Associazione Cattolica di Avellino, si chierò con lui –udite udite – “a favore dell’autonomia della politica dalle gerarchie ecclesiastiche”. Professore alle medie, più volte bocciato nei concorsi a cattedra, insegna storia del Cristianesimo all’università, ed è stato presidente dell’Azione Cattolica dal 1973 al 1980, negli anni caldi del divorzio e dell’aborto. Sostituì il rimpianto Vittorio Bachelet, di cui si ritiene l’erede, ma è un’eredità contestatissima, innanzitutto da Rosy Bindi che di Bachelet fu assistente universitaria […] L’appassionata Rosy della sinistra lo chiamava affettuosamente “Pulcinella” […] Nipote di un prete, monsignor Mariano Vigorita, devoto alla memoria dell’allora vescovo d’Avellino Gioacchino Pedicini (“mi spiegò il Concilio”) è un uomo di Chiesa e di gerarchia: mangia brodini, si alza alle cinque e mezzo, va a letto alle nove, mai un cinema, mai un teatro, apparentemente è senza vizi se si esclude “la morale”. Fece una brevissima esperienza da consigliere comunale a Roma come indipendente Dc, ma solo perché glielo chiesero in Vaticano: ne acquisì una facilità all’indignazione e un disprezzo per la politica italiana dalle quali non è più guarito» (Francesco Merlo, “Corriere della Sera” 13/1/1997).