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 2002  agosto 24 Sabato calendario

Savoia Amedeo

• Firenze 27 settembre 1943. Discendente di Vittorio Emanuele II, cugino di due re: Juan Carlos di Spagna ed Elisabetta II d’Inghilterra. Prigioniero dei tedeschi a un anno insieme alla madre, divenne duca d’Aosta a quattro anni. Ha studiato in Italia e in Inghilterra. Tre figli (Bianca, Aimone, Mafalda), nati dal primo matrimonio con Claudia di Francia. La seconda moglie è la marchesa Silvia Paternò di Spedalotto. Vive in provincia d’Arezzo, nella sua tenuta Il Borro, dove si dedica anche alla produzione di nuovi vini (’liberal”, 23/4/1998). «Separato dalla prima moglie, Claudia d’Orléans. ”Ha avuto l’annullamento”, spiegano. Insomma, primo matrimonio mai avvenuto nonostante tre figli, Mafalda, Aimone e Bianca. In secondo nozze la scelta del duca è caduta ancora una volta su una donna con sangue blu (anche se un po’ meno blu di Claudia di Francia), la siciliana Silvia Paternò dei marchesi di Regiovanni. […] Ha sempre cercato di fare quello che ci si aspettava da lui. Cresciuto con il fantasma del trono, con quell’idea mai confessata apertamente di poter essere un giorno re. Certo la storia della sua famiglia non ha colpe da farsi perdonare a differenza degli ex regnanti. Nato in una Firenze occupata dai nazisti fu confinato con la madre, Irene di Grecia, nel campo tedesco di Hirshegg, situato nella zona di Innsbruck, in Austria. Iniziò da allora, quando era bambino, la sua rivalità con Vittorio Emanuele. I tedeschi avrebbero voluto che la madre di Amedeo desse il consenso perché il figlio bambino fosse proclamato re nell’Italia ancora non liberata, e ciò in contrapposizione al legittimo capo dello Stato, il re Vittorio Emanuele III, insediatosi provvisoriamente a Brindisi con il governo. Finita la guerra il già minuscolo partito monarchico si scisse in due fazioni che litigavano tra loro, ognuna con il proprio erede al trono, spazzato via dal referendum. Per anni di loro si è saputo poco, con Vittorio Emanuele che faceva affari e li faceva fare dal suo quartier generale di Ginevra e Amedeo chiuso in Toscana nella tenuta del Borro a fare vita di campagna un po’ ”no global” e il padre ai tre figli. Diversissimi anche nel carattere, un misto di timidezza e irascibilità quello di Vittorio Emanuele, espansivo e controllato quello di Amedeo. Sempre in doppio petto e cravatta Vittorio Emanuele, spesso in abiti informali Amedeo, con la passione dei tatuaggi: undici su tutto il corpo. Non c’è mai stato feeling tra i due, mentre tra Emanuele Filiberto e Aimone (che lavora a Mosca) i rapporti sono molto più distesi […] Negli anni più volte i cugini si sono trovati divisi. Ad ogni esternazione di Vittorio Emanuele seguiva il commento di Amedeo. Come per la dichiarazione di fedeltà alla Repubblica. […] Quando Vittorio Emanuele scivolò sul terreno delle leggi razziali, Amedeo non ci pensò due volte a sottolineare: ”Io sono stato in campo di concentramento, ho vissuto a fianco degli ebrei. Spero che una gaffe del genere non si ripeta mai più”» (’La Stampa” 14/11/2002). «Qualche anno fa andò a seppellire i suoi genitori alla Chiesa di Superga. Dice: ”Anch’io ho chiesto di finire lì, quando me ne dovrò andare. Il più tardi possibile, spero […] Quando seppellimmo i miei genitori a Superga, arrivammo un po’ prima al mattino e trovammo una grande scritta: viva Bresci. Era a destra della scala, dove l’autobus fa il giro per invertire la rotta. Ci mettemmo lì con una vernice a cancellare la scritta. Certo, una scritta fa meno danni. Noi purtroppo siamo abituati a queste cose. Non c’è solo Bresci nella storia dei Savoia. Anche mio bisnonno a Patrasso fu ucciso da un anarchico”» (’La Stampa” 26/1/2001). «Io sono disposto a svolgere un ruolo-ponte per la trasformazione dello Stato e le riforme istituzionali. Non a caso io definisco Ciampi non il decimo presidente della Repubblica, ma il quattordicesimo capo dello Stato italiano, comprendendo anche i quattro re d´Italia […] Non sogno di occupare poltrone, darei noia a qualcuno. Penso piuttosto a un movimento che possa ripercorrere i primi passi di Simeone di Bulgaria, ma senza quell’epilogo […] Certo, se il popolo italiano dovesse chiedermelo, sarei pronto ad assumere anche le mie responsabilità dinastiche […] La legittimità popolare nelle democrazie dirette può riservare qualsiasi sorpresa. La monarchia può tornare in qualsiasi modo. Anche dal basso» (Laura Laurenzi, ”la Repubblica” 9/10/2002).