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 2002  agosto 24 Sabato calendario

Ardenzi Lucio

• (Lucio Minunni) Roma 14 agosto 1922, Roma 2 luglio 2002. Impresario teatrale • «Il più appassionato e importante impresario del dopoguerra. [...] Per 50 anni ha diretto il teatro non sovvenzionato ”contro” quello pubblico: è stato il De Laurentiis del palcoscenico. Passò dagli Shakespeare dei bei tempi ai drammi a poche voci, Chi ha paura di Virginia Woolf? o Lunga giornata verso la notte. Creò le coppie più celebri, a partire dall’amata Proclemer-Albertazzi. Amava mescolare le carte, lanciando in prosa famose cantanti, come la moglie Ornella Vanoni, che scoprì brillante nell’Idiota di Achard e nella Fidanzata del bersagliere; o soubrette come la Masiero. Ma non dimenticava i grandi, come la Pagnani, Turi Ferro o Lionello, riportando all’ovile divi del cinema, da Ferzetti a Tognazzi e Castellitto. Scoprì il multiforme Brachetti e traghettò volti popolari dalla tv alle scene: Columbro, Frizzi e la Koll (’Fu l’unico a propormi qualcosa di diverso”). Fece conoscere al vasto pubblico sia i classici (famosa la Figlia di Jorio della Proclemer) sia le novità, dal Cappello pieno di pioggia, col primo Albertazzi eroinomane, allo scandaloso Requiem per una monaca di Faulkner-Camus, ai Sequestrati di Altona di Sartre. Ma non dimenticava gli italiani: il Moravia di Beatrice Cenci, il Terron di Lavinia tra i dannati, il Rocca dei Coccodrilli e Mare e whisky, il Marotta di Veronica e gli ospiti, il Diego Fabbri del Seduttore, il Brusati della Fastidiosa e Conversazione galante, Il sindaco del rione Sanità di Eduardo, le riduzioni di Kezich, fra cui Il ritorno di Casanova di Schnitzler e Il gallo da Brancati. Tentato a volte dal cinema - bestseller fu L’altra metà del cielo con la Vitti e Celentano -, consacrò la sua vita al teatro di cui conosceva ogni segreto e nel tempo libero si dedicava all’altra sua passione: gli animali, anche rari ed esotici. Pur cresciuto nel momento magico di Visconti, Strehler, De Lullo, Squarzina, non era per il teatro di regia. Utilizzò ottimi elementi, da Enriquez a Squarzina, da Missiroli a Crivelli, da Puggelli a Calenda, da Rossi Gastaldi a Maccarinelli (fece fare a De Sica anche il pirandelliano Liolà), ma la cifra stilistica la dava lui. Ricorda la Proclemer: ”Sapeva leggere un testo e scegliere un cast meglio di tutti”. Albertazzi: ”Un seduttore pieno di intelligenza” [...] Una storia iniziata come cantante dell’Eiar, la Rai dell’epoca; ma, dopo la guerra, come attore, recitando con Ruggeri e Salvini. Poi, su suggerimento di Gassman, prova a fare il produttore: prima partecipando con Squarzina e Gassman all’avventura del Teatro d’Arte (il celebre Amleto) e poi all’Odeon di Milano con la Proclemer, che farà per lui anche la regista, e Albertazzi: stagioni di trionfi, da Anna dei miracoli a Spettri, con variazioni brillanti come L’uovo di Marceau e Caro bugiardo. [...] Diventò con la società Plexus un marchio di fabbrica, attentissimo alla legge dell’incasso, ma divertendosi a fare e disfare coppie, a cambiar personalità, scommettendo a rischio su Beckett e Ionesco, importando i grandi successi americani, da Odets ad Albee, a Neil Simon, senza dimenticarsi che veniamo tutti da Plauto, Shaw, Ibsen e Pirandello, di cui ridusse in musical un Liolà con Modugno. Scommetteva su autori non facili: Beckett, Ionesco, e per Anouilh inventò un’altra coppia storica, Girotti-Cervi, così come mise insieme la Villi e Santuccio (Tavole separate), Monti e Giordana, la Proclemer e Ferzetti, la Masiero-Pagnani-Lionello, Ricci, Magni, Volonghi (L’estro del poeta di O’Neill), la Vanoni, Paolo Ferrari e Carlini, Ferro e Rossi Stuart, Tognazzi e Brachetti, Proclemer e Koll. Un concerto dalle molte voci, cui non sono mancati i contributi di Massimo Dapporto, Barbareschi, la Brilli e Dorelli» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 3/7/2002). «Una volta Silvio Piola disse di Bepi Moro, famoso portiere Anni Cinquanta, ”Mi impressiona la sicurezza con la quale sbaglia”. Ho sempre pensato la stessa cosa di Lucio Ardenzi, anche se personalmente non gli ho mai visto sbagliare niente: aveva la stessa classe di Moro, e una sicurezza di sé ineguagliata nel teatro italiano. Chiunque abbia lavorato con lui sarà stato sottoposto alle sue lezioni, durante le quali non tollerava distrazioni né contraddittorio: come si sceglie un testo, come lo si traduce, come lo si taglia, come si assembla un cast, come si distribuisce uno spettacolo. Sapeva tutto, e lo sapeva davvero. Aveva il controllo totale delle sue produzioni, dal regista all’ultimo aiuto tutti erano stati scelti da lui e tutti erano stati preliminarmente edotti di quello che lui voleva che facessero; e seguendo i suoi consigli, pochi si sono trovati male. Almeno da quando, ma sono ormai parecchi decenni, si era veramente impossessato del mestiere di impresario, al quale secondo la leggenda era arrivato quasi per caso, dietro consiglio di Vittorio Gassman, nella cui compagnia era entrato come attore dopo essere stato per anni con Ruggeri. Prima, aveva fatto l’attore di cinema, e prima ancora era stato cantante all’Eiar, il secondo dopo Rabagliati, come amava precisare, ma era stato popolare davvero (Ombretta sdegnosa del Mississipì), sfoggiando molto charme: a quella esperienza risale lo pseudonimo Ardenzi, voluto dal padre, il giornalista economico Minunni, che non voleva dare il suo cognome in pasto al pubblico delle canzonette. Gassman si rivelò buon giudice, e ben presto Ardenzi si mise in proprio; prima di diventare infallibile tuttavia cadde e risorse parecchie volte. Il suo fascino personale lo rese irresistibile per una serie di dotatissime primedonne con cui fece società anche nella vita, Anna Proclemer, Lauretta Masiero, Ornella Vanoni: di quest’ultima, che sposò, fu anche il secondo Pigmalione dopo Strehler, prima allargandole a 360 gradi il repertorio di cantante, quindi facendola debuttare anche come attrice drammatica. Con tutte rimase in buoni rapporti anche dopo la rottura (di solito pare fossero loro a lasciarlo). In particolare produsse molti memorabili spettacoli della coppia Proclemer-Albertazzi, basata all’Odeon di Milano, compresa una famosa tournée in Sudamerica con Renzo Ricci. Alla fine degli Anni Sessanta produsse tre film non memorabili prima di tornare al teatro. Dopo uno dei suoi crack gli venne in aiuto, secondo un’altra leggenda, Alberto Lionello, che peraltro Ardenzi ripagò producendogli (e in qualche caso, anche promuovendo) una serie di successi. In tempi più vicini a noi, le sue produzioni diventano innumerevoli, e il suo ruolo di primo impresario privato italiano assoluto, incontestabile (ma ricoprì anche cariche pubblice, come presidente dell’Agis, e, da poco dell’Eti): ricorderemo almeno quelle con Tognazzi, con la coppia Proclemer-Ferzetti (Chi ha paura di Virginia Woolf?, Lungo viaggio verso la notte), ecc., ecc, fino al recente A piedi nudi nel parco con Castellitto-Mazzantini» (Masolino D’Amico, ”La Stampa” 3/7/2002).