Giuseppe Scaraffia, "Il Sole 24-Ore" 25/8/2002, 25 agosto 2002
Il conte Robert de Montesquiou-Fézensac, arbitro dell’eleganza nella società parigina al tempo di Proust (che s’ispirò a lui per il personaggio del barone de Charlus): «Un dandy alto, snello e arrogante, che amava definirsi un levriero col cappotto
Il conte Robert de Montesquiou-Fézensac, arbitro dell’eleganza nella società parigina al tempo di Proust (che s’ispirò a lui per il personaggio del barone de Charlus): «Un dandy alto, snello e arrogante, che amava definirsi un levriero col cappotto. Dopo una serie d’eccentricità giovanili, era approdato alla sublime semplicità dei celebri abiti grigio scuro, eco attenuata del nero di Baudelaire, rischiarati dalle infinite sfumature delle morbide cravatte pastello. Quando Proust lo conobbe, il conte aveva già cominciato a compensare il trascorrere degli anni con un lieve trucco» (Giuseppe Scaraffia).