Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  agosto 27 Martedì calendario

Frontoni Angelo

• . Nato a Roma il 3 aprile 1926, morto a Roma il 4 luglio 2002. Fotografo. «I suoi scatti riuscirono a rendere bella anche la moglie di Fantozzi, Milena Vukotic. Amava le donne e la bellezza, amava il nudo, ma quando tutti iniziarono a mettere in copertina seni e sederi lui alzò le braccia: ”Il nudo si è inflazionato, mi iniziano a chiedere il vizio e io di fronte alla pornografia mi arrendo”. Il suo stile era inconfondibile, un misto di glamour e di semplicità, mai volgare. I suoi servizi con Sylva Koscina, le gemelle Kessler, Ira Furstenberg pubblicati su ”Playboy” negli anni ’60 sono rimasti nella memoria. Per lui si sono spogliate attrici che non l’avevano mai fatto prima. Convinse Elsa Martinelli, Marisa Mell, Ursula Andress, Raquel Welch, Jane Fonda. E’ firmato Frontoni il primo provino di Catherine Deneuve. Laura Antonelli deve a lui il suo successo, a quella fotografia di spalle, a sedere scoperto, accanto a una viola per il lancio del film Il Merlo maschio. Per mettere a suo agio le sue modelle ha usato fino alla fine la stessa, collaudata, tecnica: ”Comincio a riprenderle vestite, parlando continuamente. Magliette, gonne, reggiseno li tolgo piano piano. Per ultime le mutandine, quando ormai si sono scaldate. Poi le scateno”. Era un esteta e un cultore delle forme classiche. Avrebbe voluto dedicare più spazio alle foto di nudi maschili, ma i tempi non erano ancora maturi. Alla fine degli anni ’70, nel pieno del successo, spiegava: ”Il corpo maschile è certamente più bello di quello femminile ma in Italia è ancora presto per mostrare gli organi genitali maschili”. Fotografò comunque Helmut Berger, Jean Sorel, Philippe Leroy e Fabio Testi. Anche gli scatti meno rivelatori sono ugualmente sensuali. Essere fotografata da lui per un’attrice significava negli anni ’60 e ’70 essere arrivata. Nello studio di via Sistina sono capitate Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Giovanna Ralli, Rosanna Schiaffino. Le chiamava le ”mie Dive” e a loro dedicò un suo libro di ritratti nei primi anni ’90. Loro, le dive, lo amavano perché sapeva renderle ancora più belle e perché di lui si potevano fidare: non pubblicò mai un’immagine senza il consenso dell’interessata. Molte di loro lo chiamavano in piena notte per raccontargli problemi e chiedergli consigli. Ursula Andress scelse un monolocale sopra lo studio di via Sistina come suo rifugio romano. Luii, con la sua aria da ragazzo mai cresciuto, nascondeva in realtà un carattere d´acciaio, una personalità forte che lo portò su una strada diversa da quella decisa per lui dal padre, un ricco commerciante romano. Nato in una famiglia di nove figli, divenne da autodidatta un ”poeta della fotografia d’autore”, come lo definiscono alcuni colleghi. Cominciò come cronista di moda e si serviva di fotografi specializzati, ma era lui a decidere le inquadrature. Un giorno uno di questi si offese e gli disse: ”Se le faccia da solo le foto”. Iniziò così una magica carriera. Erano gli anni della Dolce Vita, ma a lui non interessavano le paparazzate. Era amico di Secchiaroli, di Barillari ma voleva fare altro, voleva fissare in un foglio la bellezza. Comunque era al ristorante Rugantino quando Aiché Nanà decise di fare uno spogliarello alla festa di compleanno di Olghina di Robilant. Lavorava ancora per ”Tempo illustrato” e scattò ma il suo sogno era in uno studio o in una scenografia naturale tra acqua, foglie e rocce complici della sua macchina fotografica e del suo genio. Aveva il mito di Hollywood e di quel glamour patinato. Diceva che poteva rendere elegante un nudo di donna, che l’attenzione doveva comunque andare al volto, centro della sensualità. Mantenne la promessa. La prima attrice che posò nuda per lui fu Virna Lisi. Seguì una lunga lista. Ad ognuna di loro dava un po’ di magia, un tocco che le rendeva uniche. Ritratti, non foto, come spiegava lui. Le star se lo contendevano da Hollywood a Cinecittà. Posavano gratis ed erano disposte a pagare. Sophia Loren pretendeva di averlo tutto per sé, in esclusiva. E’ stato lui a raccontare nel 1976: ”Con Sophia ci sono stati negli ultimi anni dei problemi personali perciò non fa più parte della mia scuderia. Voleva un fotografo solo per sé come fa con tutti quelli che le stanno intorno. Non mi sono mai legato con nessuna rivista, fosse pure d’importanza mondiale, figuriamoci con un’attrice anche se celebre. E’ controproducente per un’attrice avere un fotografo solo. Il fotografo alla lunga perde entusiasmo, gli si annebbia la fantasia”. Una ”lite” che durò poco. Viveva tra le più belle donne del mondo ma odiava la mondanità. ”Non si è mai venduto al successo - raccontano i famigliari - e non ha mai perso la sua umiltà. Il suo pallino era il lavoro che faceva con grande serietà ed è per questo che con molte delle sue modelle ha instaurato un rapporto di amicizia intensa”. Ursula Andress, dopo il parto, permise solo a lui di fotografarla. Anita Ekberg andava ancora regolarmente a trovarlo nella villa di Zagarolo dove il fotografo da anni si era recluso. Un legame che durava dalle riprese del film La Dolce Vita quando Federico Fellini gli chiese di ritrarre l’attrice nella scena alla fontana di Trevi. Anni dopo, quando la Ekberg a 50 anni era sfasciata nel fisico e depressa - la chiamavano l’ippopotamo - lui l’aiutò a rialzarsi. La convinse ad andare in un centro per rimettersi in forma e poi la fotografò nuda. I risultati furono magnifici tanto che nessuno voleva credere che quegli scatti fossero attuali. Un solo rimpianto nella sua carriera: non aver immortalato la bellezza di Michele Morgan, che considerava la ”donna più erotica del mondo”. ”Perché - spiegava lui - non sono le ’tettine’, il sedere o le cosce il segreto di un’immagine sexy. il volto che domina tutto”» (Maria Corbi, ”La Stampa” 5/7/2002).