Varie, 29 agosto 2002
CESARI
CESARI Graziano Parma 23 dicembre 1956. Ex arbitro di calcio (fino al 2001/2002). Poi moviolista • «[...] Ai colleghi arbitri che lo chiamavano ”Lampados”, replicava: ”Fate pure gli spiritosi, ma il mare davanti alla finestra ve lo sognate”. Infatti non di sola lampada è l’abbronzatura del nostro. Cesari ha casa a Boccadasse, l’angolo più incantevole di Genova, e barca ormeggiata al porto. A mare e sole non rinuncia: una volta, all’estero per una partita internazionale, provocò un incidente diplomatico. Il delegato Uefa lo beccava sempre in piscina. Lettera alla Federcalcio italiana: ”Ma chi è questo, un arbitro o un bagnino?”. [...] appeso al chiodo il fischietto colorato ”Fox” (fu il primo a usarlo), e arrivata a 45 anni la pensione dopo 171 partite in serie A e 40 internazionali, è stato ingaggiato per Notti Mondiali. Dopo l’estate è passato a Controcampo. [...] il Rutelli del ralenti, il moviolista piacione. Competente - era considerato quello che ”leggeva” meglio la partita - ma anche brillante [...] Per piacere è sempre piaciuto [...] La seconda signora Cesari l’ha conosciuta all’aeroporto di Genova: galeotto fu il check-in. [...] Molto attento alla forma - è stato il primo a usare le spalline, per sembrare più largo e incutere più timore, ma anche alla sostanza, Cesari arriva presto negli studi di Controcampo. I vestiti sono suoi, non si affida alla costumista. E neanche alla truccatrice, obviously. Si guarda tutte le partite, studia gli episodi ”incriminati”. In settimana si allena sull’emittente genovese Primocanale. Quando quelli di Publitalia hanno chiesto agli ospiti fissi, come sempre, chi fosse disponibile per le televendite, è stato il primo ad alzare la mano. un perfezionista. Agli esordi come arbitro, si portava dietro un amico con il compito di segnalargli la fine della partita che aveva paura di far durare troppo. L’altro gli urlava un nome in codice (’Riccardo!”) e lui fischiava la fine. Voleva fare due cose nella vita, l’arbitro e il volto tv (è transistato anche da Passaparola), e c’è riuscito. Nella salumeria di famiglia c’è stato poco, ma non per snobismo. Si sa adattare: per arrivare in tempo in uno stadiolo sperduto della Sardegna, accettò il passaggio di un pastore su un carretto trainato da un mulo. [...] Rappresentava l’arbitro dal volto umano, quello con i vizi, l’anti Collina. A onta della sua magrezza, ha sempre mangiato di tutto (adora la mortadella) e non ha mai rinunciato a fumare, Nel ”convento” di Coverciano, si alzava prima di tutti al mattino per farsi in pace la prima sigaretta. A Monaco di Baviera rimediò una sospensione perché il solito delegato Uefa lo sorprese in mezo a una nuvola di nicotina durante l’intervallo. [...]» (Roberto Perrone, ”Sette” n. 46/2002).