Luciano Chailly, "Corriere della Sera", 26/8/2002 pagina 25., 26 agosto 2002
Quella lettera «musicale» che Dino Buzzati inviò a Luciano Chailly nel luglio del ’56: «Caro Luciano, un’idea musicale, che io purtroppo non posso realizzare
Quella lettera «musicale» che Dino Buzzati inviò a Luciano Chailly nel luglio del ’56: «Caro Luciano, un’idea musicale, che io purtroppo non posso realizzare. L’altro pomeriggio (domenica, letargia, ecc.) una ragazza, al piano di sotto che suona il pianoforte. Accordi che vengono da lontano, sempre gli stessi, in do diesis minore se non sbaglio, e si interrompeva ogni volta inesorabilmente. Era molto triste e ho pensato: non sarebbe formidabile un concerto, intitolato per esempio "Domenica pomeriggio", con la voce del pianoforte che studia e si inceppa e si ingorga e continua ostinata ogni volta da capo così da creare un’ ossessione, o esasperazione d’amore insoddisfatto o comunque pena umana che non riesce a liberarsi, e intanto fuori, ampia come un mare (l’ orchestra) la domenica pomeriggio della città con le sue voci, suoni, profumi, banalità, illusioni, profumi di giardini, gite in macchina, luna-park, insomma letizia spensierata. Fin che scende la sera, cupa, e anche l’ orchestra (la città) ripiega sulla malinconia e la delusione via via, fino a coincidere (questo è il punto!) con la voce disperata del pianoforte che intanto ha continuato a ripetere la stessa frase (dove naturalmente saranno ammessi sviluppi, variazioni, fugati, ecc., sempre però mantenendo quella frase e quel ritmo: ripetizione insomma portata quasi alla pazzia). E, così fuse, le due musiche precipitano lentamente verso le caverne della notte. Magari questo non ti dice niente. Comunque, siccome io non ho i mezzi per realizzarlo e tu sì, te l’ ho comunicato. Ciao. Tuo Dino».