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 2002  settembre 02 Lunedì calendario

SOMMER

Ron. Nato ad Haifa (Israele) il 29 luglio 1949. «A furia di vedere le proprie fortune di manager impennarsi fino all’adulazione collettiva, per poi precipitare regolarmente agl’inferi del pubblico dileggio, aveva dedotto e perfezionato una regola personale: gli anni pari, per lui, erano invariabilmente quelli delle vacche magre e della rovina, mentre i dispari gli sorridevano sempre o quasi. Dal 1995, l’anno nel quale il ”Wunderkind”, il bambino prodigio del nuovo capitalismo renano, era stato chiamato al vertice di Deutsche Telekom, il pendolo pari e dispari ha funzionato senza eccezioni. [...] Anno pari quindi fatale, il 2002 di Ron Sommer. Troppo disastrosa per poter essere di nuovo recuperata, è stata d’altronde l’ultima caduta, che lo ha lasciato senza più amici in grado di difenderlo. Il gigante della telefonia, che lui ambiziosamente diceva di voler far diventare ”il numero uno al mondo”, scricchiola sotto il peso di oltre 67 miliardi di euro di debiti, ben 17 miliardi in più del 1996, l’anno della prima, parziale privatizzazione. Per ogni euro che Deutsche Telekom incassa dai suoi clienti, dieci centesimi servono a pagare gli interessi bancari. Salito fin oltre 100 euro, nel momento di massima follia della New Economy, il prezzo delle azioni in Borsa fatica a mantenersi sopra la barra dei 10. Metaforicamente lapidato dal popolo dei piccoli azionisti, ai quali aveva fatto balenare il miraggio dell’investimento Telekom come ”zweite Rente”, la seconda pensione, e si ritrovano invece con il classico pugno di mosche; attaccato dall’opposizione cristiano-democratica, vogliosa di capitalizzare la rabbia popolare in vista delle elezioni politiche di settembre; da ultimo, mollato perfino dal cancelliere Schroeder, a lungo suo estimatore e difensore, ma ora preoccupato di mettersi alle spalle la grana Telekom nella difficilissima partita della sua rielezione, paga una serie di gravissimi errori manageriali e discutibili scelte strategiche. A cominciare dall’incauto acquisto, nel luglio 2000, per la bellezza di 33 miliardi di euro, dell’americana Voicestream, che ora dovrà quasi certamente essere venduta, visto che, per essere competitivi sul mercato americano della telefonia mobile, DT deve ogni anno pompare più di 5 miliardi di euro solo per l’estensione della rete. Ma paga anche una certa arroganza di comportamento, simbolizzata nella decisione del 2001 di autoconcedersi un munifico aumento di retribuzione, proprio mentre il titolo Telekom crollava in Borsa: ”90 per cento in più per il consiglio di amministrazione, 90 per cento in meno per gli azionisti”, riassunsero con efficacia i suoi critici, sia pure esagerando un po’ sulle cifre. Ben altre erano state le attese e gli entusiasmi, seguiti alla sua nomina al vertice di Deutsche Telekom. Nato da genitori ebrei, mamma russa e papà tedesco, è cresciuto a Vienna, dove la madre si era trasferita dopo il divorzio dal marito. Lebowitch alla nascita, il piccolo Ron aveva allora assunto il cognome del padre adottivo. Genio, lo è stato fin da piccolo. Dottore in matematica in tempo record a soli 21 anni, viene preso a 23 sotto l’ala protettiva di Heinz Nixdorf, che ne fa il suo pupillo. A 27 anni è responsabile di Nixdorf-France. A 31, nel 1980, fa il salto alla Sony: capo dell’azienda giapponese in Germania nell’86, capo in Europa nel ’93. Due anni dopo, il ”Sony boy”, come ormai lo chiamano, sembra il manager ideale per trasformare il monopolio telefonico della Repubblica Federale in un moderno ”global player”. Perfino i sindacalisti, ne tessono le lodi. Uno di loro, Hans Girnstein, lo paragona a una ”Ferrari a 12 cilindri: perfetto dosaggio di potenza e dinamismo”. Ma ci vuole poco a trasformare il Wunderkind in oggetto del malcontento: il piano per tagliare 60 mila posti di lavoro, la riforma delle tariffe, le ”panne” catastrofiche di Deutsche Telekom, una delle aziende telefoniche meno efficienti in Europa, valgono a lui e alla sua corazzata, sondaggi alla mano, la peggiore immagine fra le 100 più grandi imprese tedesche. E’ il 1996, anno pari. Ma poi viene la privatizzazione, gli azionisti si gettano a capofitto su 713 milioni di titoli, e recupera con una tournée alla Frank Sinatra, 3 settimane su un palcoscenico col microfono in mano, in Germania e in 17 Paesi. Anche lì, l’euforia è un attimo fuggente. Lanciata a 14 euro, l’azione Telekom vive momenti di grande eccitazione speculativa, ma poi ricade con tonfi molto rumorosi. Lui non fa mai una piega. Ha sempre una spiegazione, è sicuro di sé, delle proprie scelte, impeccabile nei vestiti fatti a mano e la chioma brizzolata, sempre a posto anche dopo 18 ore di lavoro. Gode delle simpatie del cancelliere, mette a tacere le ricorrenti voci sulle sue dimissioni. Ma è già il 2002, un altro anno pari. Con l’aggravante che è anche elettorale. E per Ron Sommer comincia il conto alla rovescia» (Paolo Valentino, ”Corriere della Sera” 15/7/2002).