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 2002  settembre 02 Lunedì calendario

Perez Yuliana

• Tucson (Stati Uniti) 21 luglio 1981. Campionessa di salto triplo • «[...] è nata a Tucson, nel deserto dell’Arizona, da due genitori cubani fuoriusciti dall’isola di Castro. Il papà, appena concepita la figlia, se ne va di casa, senza lasciare traccia di sé; la mamma, di nome Osmayda, viene purtroppo coinvolta in un tragico episodio di cronaca nera: mentre si trova del tutto casualmente affacciata a una finestra di casa, viene colpita alla testa da un proiettile vagante esploso da uno sconosciuto proprio davanti all’abitazione. Sono attimi drammatici che segnano la vita della piccola Yuliana, che a tre anni assiste impotente alla morte della mamma senza rendersi conto, al momento, dell’enormità del fatto, ma finendo fatalmente per portarselo dentro negli anni difficili dell’adolescenza. Viene sballottata per qualche mese in un paio orfanotrofi, poi un’ordinanza del tribunale dei minori le concede di trasferirsi a Cuba, dove ha ancora molti parenti, nonni e zii, che possono occuparsi di lei: essendo cittadina americana, il trasferimento deve superare una serie di ostacoli burocratici. Rischia di diventare un caso politico, qualche politico interviene cercando di farne un caso, ma la vicenda si chiude con il suo ritorno all’Avana. A Cuba, dove lo sport è materia scolastica, si inserisce subito nel gruppo dei talenti di atletica leggera e viene avviata alla pratica dei salti, con specializzazione nel triplo. E’ pienamente accettata dalla comunità e cresce nel culto di Fidel e consapevole della centralità dello sport nella realtà sociale cubana. E’ ancora cubana nel 1997, a 16 anni, quando partecipa ai Giochi Panamericani junior vincendo la medaglia d’argento e il titolo nazionale di categoria. Sono gli stessi anni in cui, più matura e già affermata, un’altra triplista cubana si sta mettendo in luce: è Magdelin Martinez, che oggi, sposata Picotti, è considerata una delle punte di diamante dell’atletica femminile italiana. Anche Magdelin andrà via da Cuba, in aperto litigio con i responsabili tecnici che, accusa lei, la trascurano. Il cammino di Yuliana è più contorto e assume anche i contorni di un vero e proprio giallo internazionale. Le cose si complicano quando nell’estate del 1999 viene posta davanti a un bivio: farà parte del programma olimpico per Sydney 2000 a patto che rinunci alla cittadinanza americana. Lei non molla il passaporto e, in breve, viene messa ai margini della squadra cubana. Proprio come la Martinez che, dopo lo strappo con i tecnici della nazionale, viene di colpo cancellata da ogni programma e bloccata nella sua ascesa verso l’Olimpiade. Yuliana non ci sta: vuole continuare a fare l’atletica ma, nell’anno dei Giochi olimpici di Sydney, il sogno della sua vita, si trova prigioniera in casa, a Cuba, senza poter esercitare la sua passione. Per lo sport dell’isola è un momento difficile: la sua bandiera sportiva, il saltatore Javier Sotomayor, è coinvolto in una vicenda di doping alla cocaina, ma il governo cubano, Fidel Castro in testa, sta difendendo a spada tratta la sua icona accusando il mondo occidentale di voler schiacciare la rivoluzione sportiva. Il caso scoppia a livello internazionale e, schiacciata dalla ragion di Stato, la vicenda della piccola Yuliana passa in second’ordine. La storia, come è noto, assolverà Sotomayor, sottoforma di una scandalosa sentenza della federatletica mondiale che, facendosi beffe dei regolamenti, accorcia la squalifica al primatista del mondo (secondo a Sydney, poi ancora positivo, e sempre per cocaina, e stavolta senza perdono alcuno, l’anno successivo). Yuliana, dunque, si infila nelle more della crisi dello sport cubano per ottenere, dall’ambasciata svizzera a L’Avana, un passaporto per l’espatrio e, in prestito, i soldi del biglietto aereo. Il suo rientro negli Stati Uniti è segnato da mesi di indigenza e umiliazioni: la Perez, che era andata via dall’America senza aver appreso i primi rudimenti della lingua inglese, vive in una casa di accoglienza per profughi a Tucson, la sua città d’origine, dove trova un impiego presso un’agenzia di investimenti immobiliari. L’atletica, il salto triplo, il sogno olimpico sembrano svanire nell’opprimente calura del deserto americano. Una sera, mentre torna a casa stravolta dalla fatica, si addormenta sul bus e si risveglia al capolinea. Potrebbe essere in un sogno, invece è la realtà: l’autista del bus si chiama Guillermo Diaz, parla spagnolo (è messicano) ed è anche l’allenatore di atletica al Pima Community College. Fantastico: la connection cuban-elvetico-americana trova il punto di arrivo in questo incredibile, fortunatissimo episodio. Yuliana passa tra mani esperte, trovando in John Radspinner, capoallenatore al Pima, il suo tecnico di riferimento. Siamo già nel 2001 e Yuliana intende recuperare in fretta il tempo perso. Ai “National” di college vince il titolo nel triplo e nel lungo, e in estate si guadagna i Mondiali di Edmonton (dove non riesce ad accedere alla finale, frenata dall’emozione) arrivando seconda, con 13,98, ai Campionati americani. Nel 2002 il balzo al primo posto a Palo Alto, con un 14,20 che la proietta tra le specialiste di alto livello. Lei dice che la sua dote migliore è la cocciutaggine e il pensare sempre positivo: “Ogni volta che gareggio divento sempre più forte e potente; la mia è una crescita continua che mi porterà a diventare una delle grandi specialiste di questa disciplina”» (Claudio Colombo, “Corriere dela Sera” 14/7/2002).