Varie, 2 settembre 2002
KIMBALL
KIMBALL Ward Minneapolis (Stati Uniti) 4 marzo 1914, Los Angeles (Stati Uniti) 9 luglio 2002 • «Uno dei pionieri dei cartoni animati, era stato fin dagli inizi uno dei collaboratori più apprezzati della casa Disney, proprio negli anni Trenta e Quaranta quando i cartoon stavano diventando una grande industria dell’entertainment ma anche una palestra di enormi talenti visionari. Lo stesso zio Walt, uomo che non era prodigo di complimenti, lo aveva spesso definito ”un genio”. Merito delle sue fantastiche creature animate, spesso comprimari che hanno fatto la fortuna dei film, come il celebre Grillo Parlante di Pinocchio nel 1940, con un look rimasto proverbiale di frac e il cilindro, come Paperone, il Coniglio di Alice nel paese delle meraviglie, gli elefanti dell’ispirato Dumbo. Uomo dai mille interessi - aveva formato un complessino dixieland, i Firehouse Five Plus Two, nel quale suonava il trombone e aveva l’hobby dei trenini - il disegnatore che interpretava l’inconscio dei bambini aveva incominciato con Disney collaborando per il primo eroe, Topolino-Mickey Mouse. Faceva parte di quelli che sono stati poi definiti i ”nove saggi” della storia dei cartoni, signori dalla matita magica, di cui ormai resistono soltanto due esemplari, Frank Thomas e Ollie Johnston. Erano quelli gli anni in cui i film a cartoon conquistavano il pubblico nel mondo intero, i disegni erano fatti tutti a mano e non come oggi, attraverso la serializzazione e la moltiplicazione del computer. Tra i momenti migliori della sua carriera, annotava quello di Biancaneve e i 7 nani per cui aveva disegnato anche una scena, quella della zuppa dei nani, che fu poi aggiunta soltanto nella riedizione del best seller uscita due anni fa. Ma forse il titolo che rende più giustizia della sua vitalità fantastica e del suo straordinario uso del montaggio e del colore è I tre caballeros (1945) con il patrimonio del folklore latino americano. Celebre e geniale la scena in cui Paperino, protagonista della storia con José Carioca dal grosso sigaro e Panchito, impara a ballare il samba al ritmo di Brasil in un caleidoscopico gioco di disegni surreali e bellissimi e un tocco importante di contagiosa ironia musicale» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 10/7/2002).