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 2002  settembre 02 Lunedì calendario

Dacourt Olivier

• Montreuil-sur-Bois (Francia) 25 settembre 1974. Ex calciatore. Giocò in Italia con Roma e Inter (2003-2009), nella Premier League con Everton, Leeds United, Fulham ecc. • «“Mia madre faceva l’ostetrica. Lavorava tantissimo e guadagnava pochissimo. In questo modo ho imparato il significato dei soldi”.[…] È un uomo tutto d’un pezzo. In campo non si tira mai indietro. Pur di vincere, si avventura nei tackle più duri. “Da ragazzino tanti allenatori mi hanno cacciato dalle partitelle di allenamento perché non volevo mai perdere”.Ha una grande ammirazione per Paul Ince, il centrocampista inglese ex Inter, “uno che gioca come un cane affamato, sempre con la bava alla bocca”.Ha qualcosa in comune con Ince, quella capacità di sradicare il pallone dai piedi dell’avversario e di ripartire in velocità, “kick and rush”, come lo chiamano gli inglesi che lo hanno amato da subito, da quando (nel 1998) è approdato per la prima volta nella patria del football, dove è tornato nel 2000 dopo una parentesi al Lens. “Sono cresciuto a Aulnay-sur-Bois, a Nord di Parigi, un posto dove non è facile vivere - racconta -. Quell’esperienza mi ha forgiato. Mia mamma mi ha fatto crescere con due concetti fondamentali: la franchezza e l’onestà. Non li ho mai abbandonati. Noi calciatori viviamo in un mondo pieno di falsità. A me non importa essere amato o meno, mi interessa essere apprezzato nel mio mestiere”.Non accetta compromessi. Quando l’Everton gli chiese di cambiare un po’ il suo modo di giocare, troppo deciso, rispose che preferiva tornare in Francia. Tanto poi sono tornati a cercarlo nel suo paese. Non gioca in nazionale. In molti si chiedono perché, visto che nel 1996 era un punto di forza della squadra olimpica ad Atlanta (arrivò ai quarti di finale) e la spiegazione è abbastanza semplice: non fa parte del gruppo dei fedelissimi di Zidane, quelli che sotto la gestione di Roger Lemerre venivano convocati anche quando non stavano in piedi. La scusa ufficiale è che è troppo simile a Patrick Vieira. Ma ovviamente non regge. Proprio Vieira è il migliore amico di Dacourt nel mondo del calcio. I due si sentono quasi ogni giorno e hanno un sacco di interessi in comune. Un giorno, Vieira venne espulso per un fallo molto duro proprio su Dacourt, che andò in televisione appositamente per scagionare l’amico dalle accuse di gioco duro. Quell’apparizione consentì a Vieira di ricevere una sanzione più lieve. Dacourt in Inghilterra è molto amato. Lo chiamavano “bad boy”, all’inizio. Adesso è un professionista molto rispettato e secondo tutti i tecnici è un giocatore che farebbe la fortuna di qualsiasi squadra per il grande temperamento e la grinta. L’unico limite è che non segna, ma per un centrocampista incontrista non è una discriminante così terribile. “La verità - spiega - è che in Inghilterra il lavoro oscuro di certi centrocampisti viene rispettato e valorizzato, mentre in altri paesi, Francia compresa, viene sottovalutato”.Originario della Guadalupa, è nato nella regione Seine-St. Denis. È cresciuto calcisticamente nel centro di formazione dello Strasburgo ed è arrivato all’esordio in Prima Divisione il 21 marzo 1993 a Auxerre. Nella sua prima società (con la quale ha vinto la Coppa di Lega francese nel 1997) è rimasto fino al 1998, anno del suo passaggio all’Everton dove segnò anche 2 gol in 30 partite. Nel 1999 è tornato in Francia, al Lens, raggiungendo le semifinali di Coppa Uefa. Proprio nelle gare europee si fece notare contro gli inglesi dell’Arsenal e il Leeds fece l’offerta giusta per riportarlo in Inghilterra, dove è tuttora. I suoi interessi vengono curati dal procuratore francese Bruno Satin. La sua particolare struttura fisica, secca e asciutta, lo fa sembrare ancora più alto e grosso di quello che è. In realtà misura 1,77 e pesa 65 chili, tutti di muscoli» (“La Stampa”, 15/7/2002).