Francesco Specchia, "Libero", 1/9/2002 a pagina 9., 1 settembre 2002
«Ho lasciato la tivù per scrivere quello che mi piace, cioè il superfluo. Vado meglio nello scritto che nell’orale
«Ho lasciato la tivù per scrivere quello che mi piace, cioè il superfluo. Vado meglio nello scritto che nell’orale. E sin da piccolo, quando soffrivo di balbuzie e tutti mi prendevano per il culo. Oggi l’ho superato, anche se su alcune parole che iniziano per "P" mi devo concentrare. Non sono cattivo, è che ho avuto un’infanzia difficile» (Roberto D’Agostino).