Varie, 4 settembre 2002
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Devers Gail
• Seattle (Stati Uniti) 19 novembre 1966. Campionessa d’atletica leggera, specialista dei 110 ostacoli • «Una donna senza tempo, una campionessa che ha vinto prima nella vita e poi nello sport. Sul finire degli anni Ottanta ha rischiato di perdere un piede: una malattia alla tiroide le stava giocando un brutto tiro. Ha vinto lei: è tornata allo sport, ha conquistato l’argento mondiale nel ’91 e subito dopo l’oro ai Giochi di Barcellona nei 100 metri. Gail, però, è un’ostacolista. Un sortilegio le ha sempre sbarrato la strada verso l’ambito traguardo olimpico nella sua gara: errori ed infortuni l’hanno fermata. Sempre. ”Quella sfortuna mi ha insegnato - dice - che porsi un obiettivo rappresenta un problema”. Gareggia, o meglio danza, tra una barriera e l’altra. ”Volete conoscere la verità? Correre non mi piace proprio: avrei voluto fare l’insegnante, ma Dio mi ha concesso questo talento ed è giusto farlo valere”. Non insegna, ma scrive. ”Mi appassiono con storie e racconti per bambini. La notte dormo poco e spesso ho l’ispirazione giusta. Mi piace scrivere delle pagine che poi regalo ai miei amici”» (’Il Messaggero”, 12/7/2002) • «Laureata in sociologia all’Ucla, [...] Colpita dal morbo di Graves, malattia che attacca la tiroide e che può essere più o meno grave, proprio come un tumore, visse un biennio terribile nel 1989-90 dopo che già a Seul avrebbe potuto far scintille ed invece fu costretta a disertare la finale olimpica per il male che ancora non le era stato diagnosticato. Il ”Graves” contratto da Gail era di quelli balordi, ci vollero quasi due anni per venirne fuori. La ripresa fu degna di una campionessa: seconda sui 100 hs iridati di Tokyo, l’anno successivo ai Giochi di Barcellona mancò d’un soffio la clamorosa accoppiata 100-100 hs riuscita nel 1948 alla ”mammina volante”, l’olandese Fanny Blankers-Koen. Vinta la gara sul piano, inciampò nell’ultima barriera della prova a ostacoli, quand’era nettamente in testa. Poi, a partire dal 1993 arrivarono anche i titoli iridati, cinque in tutto (uno sui 100, tre sui 100 hs, uno con la 4x100) a complemento di due altri ori olimpici sui 100 e con la staffetta (entrambi ad Atlanta). Niente da fare, invece, sugli ostacoli, neanche una medaglia meno pregiata» (’La Stampa” 27/8/2003).