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 2002  settembre 05 Giovedì calendario

Menotti CesarLuis

• Rosario (Argentina) 5 novembre 1938. Ex calciatore. Allenatore di calcio. Dell’Argentina campione del mondo di calcio nel 1978. In Italia ebbe una breve (e sfortunata) esperienza sulla panchina della Sampdoria • «Da calciatore ha giocato con Pelè, da allenatore ha fatto esordire Maradona in nazionale. Con due precedenti del genere è quasi ovvio mettere in relazione Cesar Luis Menotti con il bel gioco di cui è sempre stato un portabandiera [...] si mette in evidenza con la maglia del Rosario Central. È un centrocampista offensivo dal gol facile, gioca anche nel Racing e nel Boca prima di tentare la fortuna all’estero, con Stati Uniti e Brasile (lì, nel ’68, duetta con Pelè nel Santos) tappe della sua emigrazione da calciatore. Nel ’70 rientra in Argentina e comincia la sua carriera di tecnico. Il suo maestro è Miguel Antonio Juarez detto El Gitano, vecchio compagno ai tempi del Rosario Central, con cui dirige il Newell’s. La prima esperienza da “single” è sulla panchina del Central Cordoba di Rosario (in serie B), poi nel ’73 arriva la chiamata dell’Huracan, una piccola squadra di Buenos Aires. Lì Menotti detto El Flaco (il magro) compie il miracolo. La squadra gioca un calcio spettacolare ed efficace, vince per la prima volta nella sua storia lo scudetto e lancia giocatori del calibro di Brindisi, Houseman, Larrosa e Babington. Un anno dopo la Afa, la Federcalcio argentina, gli affida la panchina della seleccion: la missione è vincere il Mundial ’78, Menotti centra l’obiettivo con uno squadrone che dietro si appoggia alle doti di leader di Daniel Passarella, in mezzo vive del fosforo di Osvaldo Ardiles e in attacco è devastante con Kempes, Luque e Bertoni. L’anno dopo, 1979, Menotti fa il bis con una straordinaria “Seleccion Juvenil” che vince il Mondiale under 20 in Giappone: Maradona, Ramon Diaz, Barbas [...] Il calcio di Menotti è spumeggiante, “futbol lirico” lo chiamano dalle sue parti: superoffensivista con tre se non quattro punte pure, con la difesa che gioca alta e applica il fuorigioco spesso rischiando grosso, [...] prova a esportare la formula [...] anche all’estero ma fa sempre fiasco [...] arrivano i fallimenti alla guida di Barcellona, Atletico Madrid, Peñarol e Sampdoria (licenziamento dopo otto giornated nella stagione 1997-98) e neppure in patria va meglio pur guidando squadroni come Boca, River e Independiente. Forse quel gioco così brillante è passato di moda nell’era dei muscolari e del nandrolone» (“Calcio 2000”, settembre 2001).