Vittorio Strada, "Corriere della Sera", 18/8/2002 pagina 25., 18 agosto 2002
Nel 1924, un tale I. M. Rochelman della Gioventù Comunista, operaio ed ex-membro della Guardia Rossa, scriveva una lettera al segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista (cioé Stalin) per esporre il suo caso «curioso e insieme rischioso»
Nel 1924, un tale I. M. Rochelman della Gioventù Comunista, operaio ed ex-membro della Guardia Rossa, scriveva una lettera al segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista (cioé Stalin) per esporre il suo caso «curioso e insieme rischioso». Parlando coi compagni di partito, il giovane aveva avuto «l’impudenza» di dire che «forse Stalin durante la clandestinità aveva fatto il venditore di limoni», data la sua origine orientale. Violente le accuse di «mancanza di rispetto» da parte dei compagni, tanto che Rochelman aveva ritenuto di doversi rivolgere direttamente «all’offeso» per ricevere il «perdono» e avere una «giustificazione di fronte agli altri». Pronta la risposta di Stalin, in data 9 luglio 1924: «Egregio compagno! Ritengo che i compagni si siano sbagliati accusandoLa di mancanza di rispetto verso i cosiddetti Capi. Io personalmente non vedo alcuna offesa nella sua battuta sui "limoni". La prego di trasmettere ai compagni del Komsomol la mia più viva preghiera di liberarLa da ogni accusa per quel che riguarda i "limoni". Saluti comunisti. I. Stalin».