Varie, 11 settembre 2002
Tags : Jean D’Ormesson
DOrmesson Jean
• Parigi (Francia) 16 giugno 1925. Giornalista. Scrittore • «[...] sono stato direttore del quotidiano ”Le Figaro” per quattro anni, un’esperienza appassionante e complessa. Mi rendevo conto che dirigere un quotidiano voleva dire rinunciare alla letteratura. difficile essere contemporaneamente giornalista e scrittore. [...] Il giornalista è una squadra, lo scrittore è da solo. Quello che interessa il giornalismo è qualcosa di straordinario, come una grande catastrofe. Allo scrittore interessa la banalità della vita quotidiana. Ma la vera differenza è il modo di trattare il tempo. Allo scrittore interessa il tempo che dura, al giornalista il tempo che passa. Un direttore di giornale non può scrivere romanzi, perciò io mi sentivo un po’ infelice [...] Io ero uno scrittore che scriveva la sera o la domenica. Adesso è il mio lavoro principale. un piacere e una sofferenza. Dicono che io scrivo con facilità, ma non è vero. Io lavoro enormemente la mia scrittura. Mi piace molto una frase che diceva Flaubert e cioè che la letteratura è il 10 per cento di ispirazione, 90 di sudore. Penso che scrivere sia un mestiere. Del resto, tutti i giorni mi metto al tavolo a lavorare [...] Venti righe al giorno sono molte e talvolta mi ci vogliono quattro ore. Posso scrivere un libro ogni tre anni. Correggo tanto e riscrivo anche quindici volte una pagina [...] Hanno chiesto a mia nipote: ”Cosa fa tuo nonno?”. Lei ha detto: ”Quando scrive molto in fretta con una penna vuol dire che fa un articolo, quando non fa niente con una matita in mano vuol dire che scrive un romanzo” [...] ”Per scrivere bene bisogna annoiarsi un po’ e per questo la Svizzera è meravigliosa. Posso dormire e scrivere dovunque, ma deve esserci della calma intorno. I peggiori nemici della scrittura sono il telefono e le lettere. Ne ricevo cinquanta, cento al giorno e rispondo quasi a tutte» (Alain Elkann, ”La Stampa” 25/8/2002).