varie, 11 settembre 2002
MARCONI Nicola
MARCONI Nicola Roma 12 novembre 1978. Tuffatore. Campione europeo nel 2002 a Berlino (trampolino da un metro) e nel 2004 a Madrid (sincronizzato col fratello Tommaso). Bronzo nel sincronizzato (sempre con Tommaso) a Budapest 2006 e Torino 2009 • «Un marinaio senza il phisique du role ma con un orgoglio ed una testa dura smisurati ha raggiunto gli immortali dei tuffi italiani, il mitico duo Dibiasi & Cagnotto. Un romano della Camilluccia, che in nave non ci va, ma che grazie alla Marina che lo coccola ha potuto godere della libertà di potersi allenare in pace, “e prendere un paio di piccole rivincite”. La prima è nei confronti di quell’allenatrice che quando vide per la prima volta quel biondo di sei-sette anni, più brevilineo che slanciato, lo bocciò senza mezzi termini, e gli suggerì di darsi ad un altro sport. Fortunatamente Nicola continuava ad essere intrigato dai tuffi. “Perché più di uno sport mi sembrava un gioco”. Il tempo ha stabilito chi avesse ragione e confermato l’errore di quella insegnante che non ha intuito la potenziale esplosività di un bambino entusiasta. Il secondo pensierino cattivo è per quei giudici Len che a Istanbul ’99 lo privarono di una medaglia (oggi non si può dire quale) scegliendo una formula eliminatoria con le semifinali, che lo penalizzò nonostante avesse fatto meglio di altri. Anche in questo il tempo è stato galantuomo. In realtà nel giorno più bello della sua vita, a 24 anni, dovrebbe avere pensieri più nobili, ben cosciente di essere entrato nel club ed esclusivo dei vip dei tuffi. […] Per chi non lo sapesse, non è solo, nella sua avventura sui trampolini: oltre al fratello Tommaso, universitario di Scienze della Comunicazione, ha trascinato anche Maria, 17 anni, Liceo Linguistico, l’ultima della famiglia. Solo Lucia, 22enne, ha resistito. “E pensare che in casa mai nessuno ha avuto a che fare con i tuffi: mi sembra incredibile, a ripensarci oggi”. Così i Marconi sono diventati oggi la famiglia dei tuffi per antonomasia, tutti curati da Domenico Rinaldi, coach con una medaglia di bronzo nel suo curriculum. […] Questo laureando allo Iusm - ragazzo di un’educazione, una proprietà di linguaggio (congiuntivi e condizionali usati ed abbinati con scioltezza) da choc per chi è abituato ai bla-bla vuoti di tanti atleti - spiega che l’acqua è una condizione dell’anima. Un atleta vincente, Nicola Marconi, ma non ossessionato dallo sport e dalla voglia di vincere a tutti i costi, pena la depressione: “Sarò diverso, cosa posso farci: l’esasperazione mi fa ammattire, le cose vanno vissute con equilibrio, senza tante fisse per la testa”. Un tuffatore razionale ma con un libro di Charles Bukowski sempre a portata di mano, e con tanti altri in fila per essere letti. “Eh sì: leggo di tutto, anche i fumetti, soprattutto manga e gli americani. E mi piace scrivere. Racconti brevi, sceneggiature soprattutto: perché amo il cinema, onestamente è proprio una passione”» (p.ro., “la Repubblica” 1/8/2002) • «Ha la faccia malandrina del pischello sveglio, anche se proprio pischello non è più […] “Sempre stato sveglio” racconta la mamma Barbara, che come attività aiuta sua madre in una merceria, ma come lavoro organizza i tuffi di famiglia. Sveglio, ma non una disperazione. A tre anni si mise su di un cornicione e chiamò la mamma: ehi, sono qui. Fortuna che a tuffarsi ha cominciato più tardi, e neanche lui sa perché, giacché “Di Biasi e Cagnotto non sapevo nemmeno chi erano”. Il nuoto era un obbligo: a sei mesi mamma già lo metteva in acqua, lei che ama l’equitazione voleva figli sani e sportivi. Ma anche lei di tuffi sapeva poco o niente. Poi sulla strada di famiglia è arrivato l’allenatore Domenico Rinaldi, e splash, tutti in acqua, migliaia di tuffi l’anno, figli da accompagnare qua e là, vite cui tenere appresso: la mamma segretaria, manager, organizzatrice, per Nicola che “mangia come uno schifoso”, mentre “Maria va a riso e soia”. E Tommaso? “Riesce sempre a fare quello che gli pare”. Con il papà Stefano, architetto, abitano a via Fani, Camilluccia» (Piero Mei, “Il Messaggero” 1/8/2002).