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 2002  settembre 11 Mercoledì calendario

GUIDA Maria

GUIDA Maria. Nata a Vico Equense (Napoli) il 23 gennaio 1966. Maratoneta. Nel 2002 ha vinto il campionato europeo. «Il primo atto di Maria Guida campionessa d’Europa è uno spot pubblicitario. Glielo propone Eurosport per la campagna contro il fumo. E lei, ancora in pista, dice con entusiasmo di sì, quell’entusiasmo che è alla base delle sue imprese atletiche, spesso condizionate da infortuni, in una carriera che ai massimi livelli si è sviluppata abbastanza tardivamente. Aveva 29 anni quando, ai Mondiali di Goeteborg, fu quarta nella finale dei diecimila, un piazzamento che le apriva nuovi orizzonti e la ripagava della scelta tecnica operata cinque anni prima, di affidarsi cioè al guru della corsa Luciano Gigliotti, uno che da anni in tutte le manifestazioni più importanti portava un suo atleta alla finale ed aveva compiuto il suo capolavoro plasmando il talento di Gelindo Bordin fino all’oro olimpico e oltre. Curioso come Maria avvicinò il ”professore”. ”Allora - racconta - mi allenava Nello Scafati, il tecnico che mi aveva portata all’atletica a Vico Equense. Ma le difficoltà erano molte: a me correre piaceva tanto, ma i compaesani non erano certo teneri con i loro commenti. Così, per evitare battute a volta anche cattive, mi facevo accompagnare fuori dal paese, a un paio di chilometri, per potermi allenare. Cullavo dei sogni, visto che nelle corse su strada non competitive, alle quali mi aveva indirizzato mio fratello fin da quando avevo 13 anni, me la cavavo benino. Tanto che la Fidal mi notò invitandomi ad un raduno, al Sestriere. C’erano grandi campioni, come Gelindo Bordin, e mi rivolsi proprio a lui perché non osavo chiedere direttamente al prof. Gigliotti se sarebbe stato disposto a prendersi cura di me”. Il sodalizio tra il tecnico giuliano, trapiantato a Modena, e l’entusiasta ragazza campana nacque così, con allenamenti programmati a distanza che Maria seguiva con grande cura e impegno. ”Pian piano i risultati cominciarono ad arrivare e agli Europei di Helsinki ’94 ottenni il mio primo primato italiano, sui diecimila, classificandomi sesta. L’anno dopo ai Mondiali di Goeteborg quarto posto e nuovo record. A questo punto si imponeva una scelta: decisi così di trasferirmi a Modena, il che mi avrebbe permesso anche di stare vicina al mio ragazzo”. I Giochi di Atlanta, diventati il naturale obbiettivo, rappresentarono invece un calvario. Si infortunò nella batteria dei diecimila, riuscì comunque a qualificarsi per la finale, ma occorse la barella per portarla via dalla pista. ”Il mio rapporto con l’Olimpiade è pessimo, non voglio neppure sentir parlare di Atene 2004. Nel 1992 non fui selezionata per Barcellona e ci rimasi parecchio male, nel 1996 mi infortunai in gara, anche peggio è andata a Sydney dove ero stata selezionata per la maratona, che avevo cominciato a preparare con continuità dal 1998. Ero in condizioni splendide, ma una settimana prima della gara, sostenendo un leggero allenamento provai una forte fitta: fu diagnosticato uno stress tibiale con periostite acuta e il conseguente rischio di fratture”. [...] Testarda il giusto, non si è però arresa: ”Pur continuando ad allenarmi con Gigliotti - conclude -, dal 2000 vivo a San Pancrazio, vicino a Parma, con Gianluca Carretta il quale, essendo un osteopata, è anche colui che si cura di me, aiutandomi a superare i miei malanni. Dopo la maratona di Roma corsa il 25 marzo 2001, ci sono voluti 16 mesi perchè potessi essere al via di un’altra. Non so neppure più quanti e quali sono gli acciacchi che mi hanno condizionato. Ho anche pensato, più di una volta, di mollare tutto. Ma poi mi sono detta che non potevo smettere senza prima salire su un podio importante. Così eccomi qua. Il futuro? Non so proprio, pensavo di chiudere alla fine dell’anno. Certo, però...”. Timida, più di quanto non traspiri dal racconto della sua vita sportiva, è riuscita a conservare anche nel momento della gloria la sua semplicità: per una maratoneta 36 anni non sono poi tanti, e i Mondiali di Parigi e l’Olimpiade di Atene non sono così lontani» (’La Stampa” 11/8/2002).