11 settembre 2002
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Surace Stefano
• . Nato a Floridia (Siracusa) l’11 settembre 1933. Non è un vecchietto indifeso: l’unica foto in circolazione lo ritrae in kimono bianco, è un maestro di Ju Jitsu (decimo dan Menkyo Kaiden, il grado più elevato al mondo). Viveva da più di trent’ anni a Parigi. Jacques Chirac l’ ha decorato per i suoi meriti di educatore e creatore di campioni. Questa era la sua vita fino alla vigilia di Natale del 2001, quando è tornato in Italia per visitare un fratello gravemente malato a Napoli. Da quel giorno, si è trasformato nella testimonianza vivente [...] di come la giustizia italiana possa avere, a sproposito, una memoria infallibile, un’ efficienza asburgica, una durezza spietata. Anche quando - e questo è il suo caso - quasi nessuno ricorda più o è in grado di ricostruire con precisione le colpe del condannato. Lui stesso pare faccia una certa fatica a ricordare. [...] Deve scontare 2 anni, 6 mesi e 12 giorni. Residuo di pena, per tre condanne che risalgono a trent’anni fa. Due per diffamazione a mezzo stampa, una per pubblicazione oscena. Condanne inflitte in contumacia. Lui non c’era, era già in Francia. Allora – trent’anni fa, nell’Italia che usciva dal boom - era un giornalista. è stato direttore della rivista ”Le Ore” e di ”Az”, inviato speciale di ”Abc”, ha fondato un’’agenzia che si chiamava ”Inchiesta”, ha pubblicato un libro sul delitto Pecorelli. Qualcuno, fra i lettori più anzianotti, si ricorderà ”Le Ore” e ”Abc”. La prima era una rivista semi-porno, ma di un porno che adesso non stuzzicherebbe un ragazzino delle elementari. La seconda mescolava giornalismo d’inchiesta aggressivo - molto, per quei tempi - a un po’ di sesso e di anticonformismo. Dopo che l’hanno sbattuto in galera, i suoi legali hanno provato a capire di che cosa trattassero i processi in questione. Lui stesso ricorda vagamente: ”In un articolo denunciavo un abuso commesso da un colonnello dei carabinieri”, ha scritto a un quotidiano. In un altro (era il 30 dicembre del 1966) segnalava i pasticci di bilancio di una cooperativa dei paesi vesuviani. Quando alla pubblicazione oscena, chissà qual era. Non se la ricorda nemmeno Nicola Cerrato, che oggi è un alto dirigente del ministero di Grazia e Giustizia. Allora era uno dei magistrati anti-pornografia, anzi uno dei più famosi d’ Italia: ”Ricordo vagamente il nome di Surace. Quelle pubblicazioni avevano direttori che cambiavano in continuazione”. Per evitare la galera, cosa che a Surace non riusciva nemmeno allora. Solo che lui, a quei tempi, sfruttò qualche breve periodo in cella per fare inchieste sulla condizione carceraria. Visitò nove galere italiane: da San Vittore a Poggioreale, fino a Monza, Arezzo, Voghera, Legnano. I suoi reportages fecero scandalo. Lo chiamarono ”inviato speciale nel continente carceri”. Lui fondò l’Aided (’Associazione italiana cittadini detenuti, ex-detenuti e loro familiari”), il primo ”sindacato dei detenuti”. Fu fra i protagonisti, a San Vittore, della ”rivolta bianca”: uno sciopero della fame a singhiozzo, a gruppi di seicento detenuti per volta. Insomma, sarà anche stato un pornografo, ma viveva per il giornalismo vero» (Fabrizio Ravelli, ”la Repubblica” 8/8/2002).