Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  settembre 11 Mercoledì calendario

SPIEZIE Annalisa

SPIEZIE Annalisa. Nata a Portici (Napoli) il 14 luglio 1961. «Carattere ispido. Amara come un Fernet. E’ una delle giornaliste conduttrici di telegiornali più famose d’Italia, ma anche una di quelle meno visibili. Niente topless sulle spiagge, niente amori estivi, niente pettegolezzi. E’ quella col nome strano e impronunciabile, Spiezie. Che vuol dire in napoletano, ”cozza”. ”A Roma non è il massimo”, si lei, napoletana (ma anche un pochino trentina), una settimana ogni quattro conduttrice del Tg5, per il resto inviata di Terra, il settimanale di Toni Capuozzo. [...] ”Le papere sono una cosa umana. Ma più che le papere capitano vuoti improvvisi di memoria [...] Una volta, innervosita per le immagini che non arrivavano, credendo di essere fuori onda, dissi una parolaccia. Una caduta di stile. Uno dovrebbe abituarsi a dire ”diamine!”. O magari ”Perbacco!”. Se esclamassi ”Perbacco!” diventerei famosa. Come un’aliena [...] Un altro incidente. Mentre leggevo la notizia dei funerali di Khomeini mi scoppiò un faretto in testa. Ed io cominciai a ridere. E poi, mentre mi rendevo conto che i fans di Khomeini non sono proprio persone tranquillizzanti, la ridarella aumentava [...] Ho lavorato per costruire un’immagine di credibilità e credo adesso di avercela. Ma non mi nascondo dietro un dito. Non faccio mistero dei miei pensieri e delle mie idee [...] Sono sempre stata un’elettrice della sinistra [...] Quando ero ragazzina le amiche mi chiamavano Groucho Marx [...] Ridevo pochissimo. Mi prendevano in giro”» (Claudio Sabelli Fioretti, ”Corriere della Sera” 9/9/2002).