Varie, 11 settembre 2002
CAFFARRA
CAFFARRA Carlo Samboseto di Busseto (Bologna) 1 giugno 1938. Cardinale (dal 2006). Teologo. Arcivescovo di Bologna. Diventa sacerdote il 2 luglio 1961. Prosegue gli studi a Roma con il dottorato in Diritto canonico presso la Pontificia università Gregoriana. Insegna Teologia morale e, negli anni Settanta, inizia ad approfondire i temi del matrimonio, della famiglia e della procreazione umana. Nel 1980 Giovanni Paolo II lo nomina esperto al Sinodo dei vescovi su matrimonio e famiglia, e nel gennaio del 1981 gli conferisce il mandato di fondare il Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi sul matrimonio e la famiglia. Insegna negli Usa, in Spagna e Australia. Viene consacrato vescovo il 21 ottobre 1995. Il 16 dicembre 2003 è chiamato all’Archidiocesi di Bologna - dove sostituisce il cardinal Giacomo Biffi - e si insedia il 15 febbraio 2004. «Teologo moralista tra i più conservatori, considerato vicino al movimento Comunione e liberazione» (’La Stampa” 16/12/2003). «In forte ascesa all’interno della Conferenza episcopale, [...] fama mondiale di teologo morale. Ha insegnato in diversi atenei e nel 1983 il Papa gli ha affidato l’incarico di preside del pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia, un’importante realtà accademica istituita presso l’università Lateranense. Nel 1987 è stato nominato consultore dell’ex Sant’Uffizio e membro della commissione per l’ingegneria genetica del ministero della Sanità. Nel 1993 è entrato a far parte della commissione teologica internazionale e del comitato direttivo del Centro di Bioetica della Cattolica. E’ autore di decine di saggi che hanno contribuito a definire l’odierna posizione della Chiesa in tema di morale. Fondatore della rivista ”Anthropotes”, diffonde i propri documenti attraverso un centro culturale cattolico e un sito internet(www.caffarra.it). Nell’omelia per il ventennale di Cl, ringraziò Dio ”per il dono fatto alla Chiesa del carisma di Comunione e Liberazione”. Un ringraziamento che è ”per me fonte particolare di emozione e di gioia per l’amicizia profonda che mi lega al suo fondatore don Giussani”. Inoltre, ha sviluppato alcune riflessioni sulla terza parte del segreto di Fatima e sul valore antropologico e teologico della devozione mariana. Il terzo segreto di Fatima, secondo la sua celebre definizione, ”è un aiuto ad avere un’intelligenza di fede della storia umana il cui senso ultimo ci viene offerto dalla rivelazione di Cristo”. Nel simbolo della croce e nelle parole pronunciate dalla Madonna (’infine il mio cuore immacolato trionferà”) vengono individuate le chiavi di lettura che permettono di dare alla storia un significato autenticamente cristiano e alieno dalle ideologie» (Giacomo Galeazzi, ”La Stampa” 9/8/2002). « in tutto un uomo del papa. Giovanni Paolo II in persona che lì l’ha voluto, fortissimamente. Tra gli applausi dei movimenti che sia il papa, sia Caffarra più amano: Comunione e liberazione e Opus Dei. [...] Biffi non ha mai collimato con papa Karol Wojtyla: sul matrimonio, sul corpo e sul sesso martellati come fossero la misura dell’intera fede cristiana. Per Caffarra, invece, è proprio lì che l’ortodossia o cade o sta in piedi. Quando nel 1995 arrivò a Ferrara come vescovo fresco di nomina, e tra i vari ceti e categorie incontrò i professionisti del foro, disse loro che c’è una cosa e una sola che fa la differenza tra gli uomini e le bestie: il matrimonio. Incurante che tra i presenti vi fossero fior di divorziati, e che tutti lavorassero a separare le coppie. Il non guardare in faccia, anche alla lettera, l’interlocutore è un’altro dei distintivi del nuovo arcivescovo di Bologna. Biffi temperava d’umorismo manzoniano le sue staffilate antimoderne. Caffarra le esaspera, convinto che ”secondo l’Apocalisse in Babilonia resteranno solo due profeti e anche questi verranno uccisi. Siamo incamminati verso questa situazione. Le mie tesi sono opposte a quelle del 99 per cento degli altri? E allora dico che il 99 per cento sbaglia”. La sua carriera ecclesiastica cominciò infatti proprio con l’enciclica più criticata e disobbedita del Novecento, l’’Humanae Vitae’ pubblicata da Paolo VI nel 1968. Tra i difensori, già pochi, del nocciolo dell’enciclica, la condanna dei contraccettivi non naturali, Caffarra fu il più estremista: arrivò ad equiparare l’uso della pillola e del preservativo a un omicidio ripetuto. Anzi, a più che un omicidio, perché per la contraccezione non c’è deroga che tenga, neppure per legittima difesa. Il papa, che intanto era diventato Giovanni Paolo II, gli diede ragione e prese a utilizzare il giovane professore di morale Caffarra come proprio ghostwriter per i discorsi e le encicliche che riguardavano la famiglia e la procreazione. Dalla natia Fidenza Caffarra si trasferì a Roma, si installò come consultore nella congregazione per la dottrina della fede (nonostante le riserve del cardinale Joseph Ratzinger su certi suoi eccessi) ed ebbe in dote dal papa un intero pontificio istituto, intitolato a Giovanni Paolo II e tutto dedicato agli studi su matrimonio e famiglia. Apogeo di Caffarra professore fu un convegno da lui organizzato in Vaticano nel novembre 1988, nel ventennale dell’’Humanae Vitae’. Dalla tribuna, accusò di ’antiteismo’ i teologi dissenzienti e reclamò provvedimenti disciplinari contro i vescovi che li autorizzavano a insegnare nelle rispettive diocesi. Di qualcuno degli eretici fece anche il nome, in particolare di Bernhard Haering, il più celebre e universalmente stimato dei teologi moralisti del dopoconcilio. E questi reagì con una lettera aperta al papa, una specie di appello al disarmo: il papa metta un freno ai suoi moralisti di fiducia e li faccia smettere dall’accusare d’eresia i dissenzienti; a cominciare da Caffarra, che Haering giudicava in preda a ’delirio teologico’. Ma tra Haering e Caffarra Giovanni Paolo II non aveva dubbi, optava per il secondo. Continuò ad avvalersi di lui come suo scrivano e nel 1995 lo fece vescovo, a Ferrara. E poi, un quinquennio più tardi, gli garantì la promozione a una sede cardinalizia del Norditalia. Tra i vescovi italiani Caffarra rimaneva un isolato e infatti, quando man mano si liberarono le sedi di Torino, di Firenze, di Venezia, di Milano, di Genova, nessuno si mobilitò a sostenerne la candidatura. Restava a quel punto solo Bologna, messa a disposizione da un Biffi in piena salute ma decisissimo a tornare ai suoi studi appena compiuti i 75 anni canonici. [...] E papa Wojtyla fece scattare la sua opzione. Da teologo e da parroco Biffi, parola sua, ebbe successori ”che disfecero tutto quello che avevo fatto”. Da vescovo chissà» (Sandro Magister, ”L’espresso” 8/1/2004).