varie, 11 settembre 2002
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GEREMEK Bronislaw Varsavia (Polonia) 6 marzo 1932, 13 luglio 2008. Storico. stato consigliere principe di Walesa nella stagione di Solidarnosc e poi ministro degli Esteri della libera Polonia
GEREMEK Bronislaw Varsavia (Polonia) 6 marzo 1932, 13 luglio 2008. Storico. stato consigliere principe di Walesa nella stagione di Solidarnosc e poi ministro degli Esteri della libera Polonia. « Aveva due passioni, Bach e le eresie medievali. Il suo essere eretico andava decifrato, rintracciato oltre la trama dei completi in tweed che amava indossare e le volute di fumo dall’inseparabile pipa. Anche nelle ore più buie Bronislaw Geremek è rimasto uno di loro. Eretici, profeti. Un sopravvissuto. Diceva di sé: ”Non so perché vivo. Continuo a pensarci. E non trovo risposta”. Il padre veniva da Odessa, porto sul Mar Nero che oggi è Ucraina e allora era Urss, si trasferì ancora giovane in Polonia. Il piccolo Bronislaw aveva sette anni quando i nazisti invasero il Paese e il tedesco divenne lingua nemica, otto quando gli ebrei di Varsavia furono rinchiusi nel ghetto. Da grande, tante volte chiamato a commentare le accuse di antisemitismo sospese come un’eterna condanna sulla storia nazionale, ricorderà ”quell’unico polacco che salvò me e mia madre”, uno solo per salvare tutti. Il padre viene deportato a Bergen-Belsen, poi ”selezionato” per Auschwitz. Bronislaw si laurea a Varsavia, conosce l’egittologa che sarà l’amore della vita, ”Hanja”. Ottiene il dottorato all’cole Pratique des Hautes tudes di Parigi, torna a casa da professore, ottiene riconoscimenti e pubblica libri in tutto il mondo. Nel 1950 entra nel Partito dei lavoratori della Repubblica popolare polacca, per uscirne, nel ”68, in segno di protesta contro il sangue della Primavera di Praga. Comincia l’opposizione al regime comunista, senza compromessi. Nel 1980 è tra gli operai dei cantieri navali di Danzica, diventa consigliere del sindacato Solidarnosc guidato da un elettricista che ha poca familiarità con le sottigliezze del pensiero, Lech Walesa. Il braccio e la mente, intesa perfetta. Il capo del governo, il generale Jaruzelski, sceglie la linea dura e nel 1981 anche Geremek, anima laica e liberaldemocratica del movimento, finisce in carcere. Non accetterà mai la teoria del ”male minore”, per la quale Jaruzelski avrebbe risparmiato alla Polonia l’intervento sovietico, e punterà sempre il dito contro il generale dagli occhiali neri, salvo riconoscergli il merito di aver gettato, con i negoziati della Tavola rotonda dell’89, le basi della svolta. Nella Polonia libera è ministro degli Esteri (1999-2000); nel ”98 riceve il Karlspreis per l’impegno europeista, ringrazia in tedesco; lavora per l’adesione a Nato (1999) e Ue, nel 2004; nello stesso anno è eletto all’Europarlamento. Nel 2007 il rifiuto di firmare la dichiarazione di non collaborazione con il passato regime secondo la legge di Lustracja lo porta allo scontro diretto con i Kaczynski. L’eurodeputato Daniel Cohn-Bendit accusa i gemelli di ”fascismo”, Geremek non arretra ma difende la legittimità di un governo democraticamente eletto. [...]» (Maria Serena Natale, ”Corriere della Sera” 14/7/2008).