11 settembre 2002
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Kemal Yashar
• . Nato ad Adana (Turchia) nel 1923. Scrittore. «Il più grande scrittore turco ed uno dei più noti romanzieri del mondo[...] ”Il più grande pericolo di questo mondo? Si è smarrita la purezza della letteratura. La macchina di un mercato capitalistico sempre più ottuso incita a promuovere libri astrusi, che la gente non capisce. Eppure, più sono astrusi, più vengono pubblicizzati e consumati. Personalmente non ho nulla contro le varie new waves: le rispetto ma non le capisco. Io seguo la straordinaria lezione di Gogol, di Verga, di Pirandello, di Zavattini, e sono convinto che un romanzo incisivo e chiaro possa essere molto insidioso per il potere. Perché quando leggo una pagina memorabile che racconta di vallate, di fiumi e di ulivi, voglio avere il diritto di immaginare, anzi di rivedere in quella pagina la mia cara Anatolia, dove sono nato; l’ulivo che mi teneva compagnia da bambino, e non i trattori che arrancano nel deserto cercando di strappare a una Terra avvizzita ciò che non può più dare”. [...] Suo padre, ammazzato mentre stava pregando alla moschea del paese, quando lui aveva soltanto cinque anni. Gli entusiasmi giovanili per il socialismo, ”che è stato distrutto dall’Unione Sovietica. Volevano creare il capitalismo di Stato, e hanno imposto il soffocante capitalismo della burocrazia. Al marxismo delle origini credo ancora, anche se sono rimasti soltanto il metodo critico e i valori”. [...] Anch’io ho fatto il giornalista al ’Cumhuriyet’. Esordii con un’inchiesta sulle foreste turche che rischiavano di morire. Oggi sono morte. L’acqua per irrigare è diventata salata, non si pensa alla fame di miliardi di persone pronte a ribellarsi. Lo stomaco vuoto e le ingiustizie sono un potente detonatore. Però si preferisce diffondere lo spettacolo rassicurante del club dei potenti. Tutto è spettacolo, anche la confusione diventa marketing. Quando Mitterrand consegnò la Legion d’onore a Fellini e a me nel 1984, ci fu una scena buffissima. Sotto la mia faccia, sul megaschermo, comparve il nome di Fellini, con tanto di note biografiche, e sotto la sua il mio. La gente veniva a complimentarsi con me, ’Ho visto tutti i suoi film. Straordinari’; poi andava a complimentarsi con lui, ’Belli i suoi libri’. Alla fine ho incontrato Federico e siamo scoppiati a ridere: ’Che importa! Va bene così’. Grande Fellini! Mi ha sempre aiutato a sognare. E a immaginare la mia Anatolia con le donne che tessono il Qilim, e ne fanno un’opera d’arte. Oggi il tappeto è un prodotto da supermercato. Ecco, il balzo è stato troppo forte. Non si può massificare la creatività dell’uomo”» (Antonio Ferrari, ”Corriere della Sera” 1/12/2003). «Lo ”sciamano delle lettere turche” candidato al premio Nobel, tradotto in quaranta paesi (in Italia è pubblicato da Giovanni Tranchida Editore), cantore della regione che si chiamò Cilicia e oggi Cukurova, la conca piana ai piedi del monte Tauro [...] Dopo anni di esilio in Svezia per le minacce di morte lanciate a lui, curdo, dai Lupi grigi, è voluto tornare ad abitare davanti al suo mare. [...] Autore di Memed il falco, Tu schiaccerai il serpente, Terra di ferro cielo di rame» (Marco Ansaldo, ”la Repubblica” 2/9/2002).