11 settembre 2002
MINOTTI Christian
MINOTTI Christian. Nato a Roma il 12 maggio 1980. Nuotatore. Medaglia d’argento nei 1500 metri agli europei del 2002. «’Calciatore mancato, perché io qualche scatto sulla fascia destra volevo farlo, ma i miei mi fecero un pressing spietato ripetendomi che nel calcio c’ era brutta gente, si sentivano un sacco di parolacce e tante altre cose”. La marcatura stretta ebbe successo, ed il ragazzino ”nero nero perché mia mamma è calabrese” rivolse la sua attenzione agli sprinter dell’acqua, e tentò entusiasta l’avventura da velocista. ”Io ero felice, ci mettevo l’anima, ma vennero fuori alcuni handicap: non solo non crescevo, ma mettevo pure un po’ di panzetta”. E così questo Popov mancato fu salvato dall’intuizione di Massimo Meloni, un giovane istruttore di nuoto, che a dodici anni lo avviò alle gare di resistenza, prima di affidarlo alle cure dell’attuale coach, Maurizio Giacomi. ”Non essendo un ragazzone mi toccava sudare”. Un verbo che è diventato un compagno di vita. ”Accidenti, non c’è cosa dove non debba faticare, dal nuoto allo studio”. Pure negli affari di cuore, fatica: ”Io e la mia ragazza abbiamo giusto superato un periodaccio”. Ad un certo punto aveva pensato di essere un po’ sfigato: ”Le Olimpiadi sfumate per pochi decimi di secondo, il diploma di Ragioneria per quattro punti, tradito da una domanda su Gabriele D’Annunzio” [...] La simpatia non manca di certo a questo figlio di parrucchieri. ”Avrei potuto dare una mano ai miei, ma mi avete visto? Sono pure pelato accidenti: non so se avrebbe aiutato, per l’immagine del negozio, anzi...”. Christian ha quindi scelto il look-Collina: ”In questo modo scivolo anche meglio in acqua, no?”. La sua romanità non è solo nell’inflessione, ”si sente, ma io so’ romano”, ma è nel suo modo di vedere le cose del mondo: ”La politica? Me pare tutto un magna magna...”. Meglio pensare all’acqua, ”anche se qui, in casa Italia, c’è tanta rivalità. Troppa, perché mi pare che sfocia nell’invidia”. E, coerente al suo pensiero, è un ragazzo che se ne sta in disparte, come conferma il suo compagno di stanza, Massimiliano Rosolino: ”Parla poco, ama stare per conto suo e non rompe le scatole. Un compagno perfetto”» (p.ro., ”la Repubblica” 3/8/2002).