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 2002  settembre 12 Giovedì calendario

Cochis Ettore, di anni 74. Naso aguzzo, occhi all’ingiù sostenuti da visibili e gonfie occhiaie, magro, bocca corta e stretta

Cochis Ettore, di anni 74. Naso aguzzo, occhi all’ingiù sostenuti da visibili e gonfie occhiaie, magro, bocca corta e stretta. Ex turnista di notte alla Fiat, separato di fatto, da 22 anni, da Rendinella Bianca, di anni 67, foggiana, stufa delle sue tendenze a tradirla ma ancora affezionata a lui. Due figli, Mario di anni 38, e Giuseppe, di anni 34. Viveva solo al piano rialzato di un condominio di via Somalia 8 bis, dietro piazza Bengasi, Torino. Amante delle puttane, era solito caricarsele a Porta nuova o a San Salvario, portarsele in casa anche per sfamarle e offrire un letto. Ultimamente aveva preso a frequentare e ospitare Silvano Silvana, di anni 47, meretrice, drogata, spacciatrice lei stessa e il suo fidanzato Piazza Giuseppe, di anni 33, tossicodipendente. I due gli spillavano soldi e avevano pure messo gli occhi sull’esigua eredità lasciata al Cochis dal fratello (4 mila euro). Tra le 16 e le 17 del 21 giugno, forse perché lui non voleva esser più derubato, gli legarono mani e piedi con una grossa corda di tessuto verde, indi gli passarono la stessa intorno al collo in modo che, così incaprettato, si strozzasse da sé appena gli fossero mancate le forze per impedirlo. Quando ormai era morto i due, convinti di rallentare la decomposizione del cadavere, decisero di ficcarlo in un baule rosa con borchie e serrature in ottone, modello Isola del tesoro. Ci riuscirono con qualche sforzo e dopo avergli spezzato le gambe. Ricoprirono il cadavere con domopak e coperte e se ne andarono pedalando biciclette. In un appartamento anni Settanta con le pareti color nocciola virate col tempo in marrone, pavimento di marmo nero, un tavolo sormontato da una lampadina appesa a un filo, piatti sporchi nell’acquaio, pantaloni e camicia azzurra ordinatamente appesi all’anta dell’armadio, scarpe sparse alla rinfusa sotto il letto.