Varie, 12 settembre 2002
Tags : Edward Lee Howard
Howard EdwardLee
• Alamogordo (Stati Uniti) 27 ottobre 1951, Mosca (Russia) 12 luglio 2002 • «Una morte da spia, dopo aver negato per tutta la vita di essere stato un agente al servizio del Kgb. Una morte da film, che potrebbe anche far sospettare qualcosa. Ma l’ ex agente della Cia, “ospite di Stato” a Mosca dal 1985 dopo una fuga rocambolesca dagli Stati Uniti, era da tempo fuori dal giro. E beveva. Come aveva bevuto anche quando era in servizio presso l’Agenzia di spionaggio americano. L’alcool è quasi certamente alla base del suo allontanamento dalla Cia e del suo successivo passaggio al servizio dei sovietici. E l’alcool è probabilmente all’origine della sua rovinosa caduta per le scale della dacia che lo stato russo gli ha continuato a pagare anche dopo il crollo dell’Urss per gli altissimi servigi resi alla ex patria del socialismo. La notizia della caduta e della morte per la rottura dell’osso del collo è stata data dal “Washington Post” che l’ha attribuita a un amico di famiglia. […] Con lui se ne va il primo americano ad aver passato le linee per raggiungere a Mosca la nutrita colonia degli agenti passati all’Urss (per denaro o per ideologia) guidata dal famoso Kim Philby, l’agente britannico che assieme ad altri intellettuali del “gruppo di Cambridge” aveva passato all’Unione Sovietica segreti importantissimi. In realtà non riuscì a passare all’Urss notizie fondamentali, ma fece un danno enorme alla Cia perché involontariamente con il suo tradimento subito scoperto fornì una eccellente copertura ad altri due agenti che poterono continuare a passare a Mosca notizie assai rilevanti. Il primo è Aldrich Ames, addetto al controspionaggio, scoperto nel 1994 e il secondo è Robert Hanssen, agente dell’FBI che ha continuato a lavorare fino al 2001. La sua storia è quella dei fallimenti e della leggerezza della Cia. Arruolato e addestrato, doveva essere mandato a Mosca nel 1983 assieme alla moglie Mary, anche lei agente della Cia. All’ultimo momento l’Agenzia si rese conto che non poteva andare. Tra l’altro per il suo problema col whisky. La Cia pensò allora di riciclarlo con un’altra agenzia governativa a Santa Fe, nel New Mexico. Ma anche lì iniziò ad avere problemi, di alcool e di soldi. Durante un viaggio a Vienna nel 1984, venne reclutato dal Kgb. Rivelò quello che gli era stato incautamente comunicato durante l’addestramento: i nomi di un agente della Cia a Mosca (poi espulso) e quello di uno scienziato russo che lavorava per gli Usa (catturato e giustiziato nella Russia di Gorbaciov e della perestroika). Fu tradito da un russo che passò agli americani, Vitalij Yurtchenko, il quale raccontò dell’informatore “Robert” (come veniva indicato in codice dal Kgb) a Ames il quale, a sua volta, informò subito i russi che il loro uomo era “bruciato”. Sotto stretta sorveglianza, scappò. Uscì in auto con la moglie e con un manichino nel cofano, poi a una curva balzò giù dall’auto e la moglie tornò a casa col manichino. Per sviare i sospetti lei fece sentire al telefono una registrazione del marito che fissava un appuntamento per la mattina successiva. L’Fbi era tranquillo e lui partì per Helsinki e poi passò a Mosca. Negli anni successivi i russi uccisero almeno dieci agenti che lavoravano per gli americani. La Cia pensò che la colpa fosse sua e smise di cercare la vera talpa. Così Ames che aveva passato i nomi al Kgb potè rimanere tranquillo. E dopo di lui anche Hanssen» (Fabrizio Dragosei, “Corriere della Sera” 22/7/2002).