Varie, 15 settembre 2002
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DIVAC Vlade Prijepolje (Serbia) 3 febbraio 1968. Giocatore di basket • «L’omaccione dalla barba nera e dal vocione grave» (Flavio Vanetti)
DIVAC Vlade Prijepolje (Serbia) 3 febbraio 1968. Giocatore di basket • «L’omaccione dalla barba nera e dal vocione grave» (Flavio Vanetti). 2.16 per 118 chili, dopo essere cresciuto nel Kraljevo, arriva nel 1986 al Partizan Belgrado dove gioca per tre stagioni vincendo un titolo e la coppa Korac. Viene scelto dai Los Angeles Lakers al primo giro, n. 26, del 1989. Gioca sette stagioni in California dove, al 2° anno, è centro titolare nella finale persa con i Bulls, due agli Charlotte Hornets poi i Sacramento Kings. Con la Jugoslavia prima e la Serbia poi, ha partecipato a 2 Olimpiadi vincendo due medaglie d’argento, 2 campionati del Mondo (un oro nel ’90 e un bronzo), 5 Europei (tre ori e due bronzi). «[...] 16 anni di Nba e due decadi di basket nelle quali ha vinto due titoli mondiali, tre europei e due argenti olimpici con la Jugoslavia [...] era approdato nella Nba nel 1989: il successore di Abdul Jabbar ai Lakers arrivò all’aeroporto di Los Angeles in sandali, con i capelli e la barba lunga, fumava sconcertando tutti. La sua carriera è stata costellata di caffé, pacchetti di sigarette [...] e arrivi in ritardo perché non riusciva a svegliarsi in tempo. Ma anno dopo anno, il suo humor, la personalità dolcissima, l’altruismo, l’incredibile talento cestistico hanno fatto breccia anche nel pubblico americano di cui è diventato un idolo. E, in Serbia, un leader amato di una nazionale che non aveva mai contestato il suo arrivo ai raduni, abbronzato e rilassato, molte settimane dopo l’inizio del collegiale. [...]» (Luca Chiabotti, ”La Gazzetta dello Sport” 20/10/2005) • «Non fosse stato per lui, Peja Stojakovic dopo pochi mesi di Nba, avrebbe rifatto le valige e sarebbe tornato in Europa. Chi meglio di Vlade Divac, fra i primi europei a sbarcare 15 anni fa nella Nba, avrebbe potuto trovare le parole giuste per convincere il suo giovane connazionale a resistere alle prime avversità di un mondo completamente diverso. [...] ”Quando sono arrivato mancava il rispetto per il nostro basket, io e altri abbiamo dovuto sacrificarci per far capire cosa eravamo capaci di fare, quali erano le nostre potenzialità. Oggi tutti sanno che i nostri giocatori hanno buoni fondamentali, buon tocco di palla, sanno tirare, palleggiare. Quando Larry Bird ha smesso aveva lasciato un bel vuoto, quel buco lo stiamo riempiendo noi europei [...] Allora dovevamo provare al pubblico di qui che potevamo giocare a basket allo stesso livello degli altri. Che insomma eravamo gente da Nba. Ora ci sono squadroni di scout che percorrono l’Europa in lungo e in largo a caccia di nuovi talenti. Allora gli scout dovevamo pregarli affinché venissero a vederci. Mancava il rispetto. Diciamo che oggi abbiamo fatto breccia nella loro mentalità e tutto è un po’ più facile [...] Dividerei la mia carriera in due parti. Quando sono arrivato, ero giovane e stavo ancora imparando, giocavo a Los Angeles con i Lakers, una società piena di campioni, Magic Johnson, James Worthy: un sogno. Adesso mi trovo in una posizione completamente diversa: sono io il veterano, il saggio, il leader e gioco comunque in uno squadrone che punta a vincere il titolo [...] Quando giocai la finale con i Lakers contro i Chicago Bulls di Michael Jordan. E poi quando due anni fa con i Kings disputammo la finale di Conference contro i Lakers. Indimenticabile!”» (Massimo Lopes Pegna, ”La Gazzetta dello Sport” 15/4/2004).