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 2002  settembre 15 Domenica calendario

SASTRI

SASTRI Lina Napoli 17 novembre 1953. Attrice • «Lina Sastri, lo spirito libero, Medea e la moglie di Picone nel film di Nanni Loy, Margherita Gautier e l’interprete di Te voglio bene assai, Anna Magnani in Celluloide e la ragazza che in Ecce Bombo con la sua malattia reale spezzava i deliri dei personaggi in crisi generazionale. Attrice o cantante? Cinema o teatro? Interprete di prosa classica o di ricerca? Ma la domanda che più la indispettisce è: attrice italiana o napoletana? ”Parliamone. In che senso? Sono nata a Napoli, dunque sono fortunata perché la mia lingua madre è nota in tutto il mondo, si è espressa attraverso grandi poeti, grandi scrittori, grandi musicisti, è una grande ricchezza averla addosso. Poi faccio Sofocle e Pirandello, ma che problema è? L’emozione del teatro viene dal rapporto tra pubblico e palcoscenico, non contano gli accenti”. Il fatto è che collocare Lina Sastri in un ambito dell’espressione artistica non è possibile. Non a caso è l’unica della sua generazione ad aver ricevuto premi per la musica, per il teatro e per il cinema, e i manifesti alle pareti della sua casa all’Esquilino evocano concerti in tutto il mondo, rappresentazioni teatrali, immagini di film. ”Sono una bandita, una fuorilegge dello spettacolo” [...] Volevo farmi suora, avevo una sincera fede religiosa, e mi è rimasta, la considero una grazia”. Dalla fede religiosa scaturisce ”una fede altrettanto forte per l’arte della recitazione”. Senza scuola - ”mi esprimo soprattutto con il mio corpo” - solo con la passione e la lunga gavetta di spettacoli in teatrini di quartiere e nelle piazze di paese per la festa del santo patrono. A diciassette anni arriva Masaniello di Armando Pugliese, uno spettacolo storico per originalità, energia e popolarità, e con il personaggio della mendicante Lina Sastri svela il suo talento, il temperamento impetuoso, la fisicità elegante e sensuale, la voce bassa, roca, forte. ”Recitavamo sotto una tenda, con i piedi bagnati, senza microfono. Poi andammo in giro, povere pensioni, soldi pochissimi e ricordo lo sconforto di quando mi rubarono l’eskimo, era la cosa più preziosa che avevo” [...] Da Masaniello a Patroni Griffi e Pirandello, poi la grande scuola di Eduardo e di Peppino De Filippo. Recitando da giovanissima, le è rimasta addosso una timidezza di spettatrice: ”Non sto a mio agio nei foyer, non appartiene alla mia esperienza di vita, sto bene e mi sento libera solo sul palcoscenico”. Libertà è la parola che più ritorna nel suo linguaggio. La musica è libertà: ” una terra di nessuno, la zona artistica dove sono più padrona di me stessa, soprattutto perché gli spettacoli musicali li produco da sola e la musica diventa teatro perché solo cantare mi annoia. La musica non ha lingua, arriva ovunque oltre le parole, il canto è la prima espressione dell’uomo, la più artistica, la più universale”. Ha cantato classici napoletani in Cina, in Giappone, a Broadway, ovunque l’hanno capita, applaudita. Ma anche il teatro [...] è libertà ”perché necessita di lunga preparazione, di rigore, di studio, di confronto continuo con se stessi. la regola, bisogna sapere tutto, perché è dalla conoscenza che si può spaziare e si è liberi di rovesciare tutto, di improvvisare e interpretare senza tradire”. Altra cosa è il cinema, arrivato un po’ per caso, prima con piccoli ruoli, poi con Nanni Moretti, Nanni Loy, Giuseppe Bertolucci, Ricky Tognazzi e fu subito popolarità e riconoscimenti prestigiosi, poi le apparizioni sullo schermo diventarono sempre più rare. ”Ma non sono in credito con il cinema, l’ho fatto per sette anni di seguito, ho avuto incontri ricchi e fortunati, ho avuto premi. Il cinema mi ha dato assai, molto di più di quanto abbia dato io. Ma non ero preparata. Il cinema è sogno, è bellezza, è seduzione e io non mi sentivo un’attrice di cinema, non amo le pose, sono a disagio davanti a un obiettivo, ho un rapporto difficile con la mia immagine, non mi sento attrice di cinema. E mentre la musica va, il teatro va, l’immagine dello schermo resta, non c’è libertà di cambiare. Il cinema lo fa chi guarda, non chi è guardato. Con la mia presunzione, con la vanagloria sfrontata della giovinezza ho cominciato a dire troppi no, e in qualche modo credo di non aver rispettato fino in fondo me stessa e la fortuna che mi capitava. Il cinema, che è maschio, è rimasto sconcertato da questa ragazza un po’ ribelle che si permetteva tanti rifiuti. Per questo e per vicende anche private io e il cinema ci siamo visti più di rado”. Tra le vicende personali ci sono i sentimenti. Raramente oggetto di attenzione da parte della stampa pettegola, Lina Sastri ha vissuto con discrezione storie di passioni forti, abbandoni senza cautele. ”Quando arriva l’Amore mi dedico completamente, credo nello scambio reciproco, so che l’uomo è diverso e amo la sua diversità, ma non so giocare al ”come tu mi vuoi’, ci sto dentro con tutta me stessa, vivo tutto con passione. Sono stata male e ho fatto star male perché, anche se non conosco l’odio e per me è naturale il perdono, non vuol dire che sono buona, sono irascibile e aggressiva. Forse per insicurezza”. Negli anni caldi, quando finiva una storia, Lina Sastri andava a vivere in un residence di Roma. ”Stavo meglio in un ambiente estraneo, sfogavo il dolore nella solitudine, finché mi sforzavo di uscirne e cercavo rassicurazioni in modo anche selvaggio”. [...]» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 25/11/2007) • «Nata come attrice in cinema e passata al teatro importante grazie a Giuseppe Patroni Griffi, ha esordito negli spettacoli musicali nel ”97 con Cuore mio [...] ”quello che amo di più è l’incontro tra musica e poesia, è il mondo in cui mi riconosco”» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 21/7/2002) • « arrivato Valentino, ecco le uniche tre parole che pronunciavo, da piccola cameriera con le treccine, al III atto de Gli esami non finiscono mai. così che, dopo una comparsata ne Il sindaco di rione Sanità, sono entrata parlando nel mondo teatrale di Eduardo, che m’aveva chiamata per il successo avuto da giovanissima nel Masaniello. Poi ebbi vari ruoli nella Scarpettiana in tv, e lui mi volle in video anche per Natale in casa Cupiello, dirigendomi più tardi in scena per Mettiti al passo, risultato d’un suo laboratorio. [...]» (Rodolfo Di Giammarco, ”la Repubblica” 8/10/2008).