16 settembre 2002
Idili Maria Luigia detta Nicoletta, di anni 71. Cameriera in pensione d’origini sarde, esile, capelli candidi cotonati, labbra sempre tinte di rosso, amabile per carattere, viveva in un appartamentino di pochi metri quadri, salottino, camera e bagno, col fratello Andrea, di anni 80
Idili Maria Luigia detta Nicoletta, di anni 71. Cameriera in pensione d’origini sarde, esile, capelli candidi cotonati, labbra sempre tinte di rosso, amabile per carattere, viveva in un appartamentino di pochi metri quadri, salottino, camera e bagno, col fratello Andrea, di anni 80. Costui, schivo, silenzioso, una malattia della pelle a tormentargli la vecchiaia, martedì notte svegliò la sorella con lo scroscio delle abluzioni che gli alleviavano i pruriti. Lei inviperita gli urlò di farsi ricoverare, lui afferrò un martello e con quello le fracassò il cranio. Poi si sfilò i mutandoni di lana insanguinati, li lavò ben bene e se ne rimase immobile per dodici ore a vegliare la salma. Infine chiamò i carabinieri, ai quali spiegò ch’era stata una disgrazia: «Volevo solo spaventarla». Alle 3 di martedì 16, in un caseggiato umbertino di proprietà comunale al quartiere Esquilino, vicino alla stazione Termini, Roma.