17 settembre 2002
Fresta Noemi, di giorni 65. Tre chili di peso, ben nutrita, pulita, unghiette curate e tuttavia piena di lividi
Fresta Noemi, di giorni 65. Tre chili di peso, ben nutrita, pulita, unghiette curate e tuttavia piena di lividi. La madre, Ruffoni Silvia di anni 33, faccia sciupata da notti d’eroina e sesso a pagamento, un’altra bimba di nome India data in adozione, un aborto per via dell’ex compagno che la prendeva a calci in pancia, lo scorso anno, di nuovo incinta dello stesso disgraziato, scappò via e si trovò per compagno Fresta Armando, di anni 36. Costui, metalmeccanico, figlio di musicisti, la accolse in una casetta bianca e rossa di trentasei metri quadri e quando nacque Noemi volle darle il suo cognome. Nella notte tra martedì 13 e mercoledì 14 agosto, i due corsero sconvolti in ospedale, in braccio la bimba che ai medici risultò morta da un pezzo. La madre raccontò che la pupa le era caduta da una spalla dopo la poppata dell’una e mezza, piombando di testa, per disgrazia, sul pavimento: «Però respirava, l’ho tanto coccolata e poi adagiata in culla». Il compagno, rientrando in casa a notte fonda, volle baciar la piccola e la sentì «stranamente gelata». I vicini, da sempre inviperiti con «la Silvia» perché «scontrosa, facile agli attacchi d’ira», capace di «gironzolare in piena notte gesticolando e parlando da sola», raccontarono ch’era solita picchiar la figlia urlando: «Bevi, piccola strega, brevi che così t’affoghi e la smetti di rompere i coglioni». In effetti sulla bimba furono trovate alcune cicatrici e nessuna traccia del latte che la madre le avrebbe dato quella notte. Ai carabinieri che l’arrestarono, la Ruffoni gridò: «Maledetti voi, quella di Cogne è ancora fuori e io finisco dentro». A Boschi di Baricella, borgata persa tra i campi e un canale nella bassa Bolognese.