Emanuele Perugini, ìIl Messaggeroî 13/8/2002, 13 agosto 2002
Industrie sporche. «Probabilmente non era difficilissimo prevedere che il continuo e ormai alluvionale trasferimento di ”industrie sporche” in nazioni dove le norme ecologiche sono ridicole, i salari sono elemosine, i governi e le dittature di sviluppo asiatiche, come quelle realsocialiste di un tempo, sono pronti a qualunque complicità pur di produrre e di attirare gli ”agognati investimenti stranieri”, avrebbero trasferito la coperta sudicia dell’atmosfera dalle nostre periferie deindustrializzate alla grande periferia asiatica e avrebbero prodotto questo ”effetto serra plus”, questa nube bassa, tenace, sordida, in un’atmosfera già strappata dal buco dell’ozono e oggi peggio rattoppata dal copertone tossico» (Vittorio Zucconi)
Industrie sporche. «Probabilmente non era difficilissimo prevedere che il continuo e ormai alluvionale trasferimento di ”industrie sporche” in nazioni dove le norme ecologiche sono ridicole, i salari sono elemosine, i governi e le dittature di sviluppo asiatiche, come quelle realsocialiste di un tempo, sono pronti a qualunque complicità pur di produrre e di attirare gli ”agognati investimenti stranieri”, avrebbero trasferito la coperta sudicia dell’atmosfera dalle nostre periferie deindustrializzate alla grande periferia asiatica e avrebbero prodotto questo ”effetto serra plus”, questa nube bassa, tenace, sordida, in un’atmosfera già strappata dal buco dell’ozono e oggi peggio rattoppata dal copertone tossico» (Vittorio Zucconi). [2] Paul Crutzen, ricercatore al Max-Planck Institute for Chemistry in Germania, premio Nobel per la chimica nel 1995: «Spesso si pensa all’inquinamento dell’aria come a un fenomeno causato dall’industria e dai combustibili fossili (petrolio e carbone). Si ignora però la portata della combustione della vegetazione, bruciata per deforestare e coltivare la terra o per scaldare le abitazioni dei poveri».