Varie, 18 settembre 2002
MINARDI
MINARDI Giancarlo Faenza 18 settembre 1947. Fondatore dell’omonimo team di Formula 1 • «Ci sono persone che sono l’incarnazione stessa del contrario. Il destino, spesso, non c’entra nulla. un modo di essere, una vocazione, un imprinting. Questione, forse, di quelle eliche che s’attorcigliano nei cromosomi. I contrari li riconosci da lontano. Sono testardi fino alla presunzione. Difficile cambiarli. Anzi, impossibile. Nella vita, prima o poi, a tutti tocca scegliere tra il dritto e il rovescio, la vittoria e la sconfitta, il rosso e il nero. Giancarlo Minardi non ha neppure scelto di essere il nero. In mezzo al nero dei motori, del grasso che unge gli ingranaggi e delle nuvole dei gas di scarico semplicemente c’è nato. La sorte lo ha voluto ragioniere. Ma in Romagna i titoli di studio sono dettagli. I faentini, poi, daterebbero la storia dell’umanità dall’invenzione del motore a scoppio. [...] Minardi ha mosso i primi passi scansando pistoni, bielle, cilindri e copertoni. Suo padre Giovanni, e prima di lui suo nonno, sono stati concessionari della Fiat a partire dagli anni Venti. Vendevano auto per vivere. Ma nella testa battevano sempre i motori e le corse. Negli anni Quaranta, Faenza aveva una bella pattuglia di gentlemen del volante. Giovanni Minardi correva con Rino Ferniani e Federico Zanotti. A lui i propulsori Fiat non piacevano, E così, nel 1948, costruisce con le sue mani un bel sei cilindri in linea da 750 centimetri cubi che aveva tutta l’aria di essere una metà esatta del 12 cilindri Ferrari ”125”. Giovanni si diverte. Ma capisce che con le corse non si campa. Pure Giancarlo fa in fretta a rendersi conto che le automobili non perdonano gli errori. Nel 1967, alla guida di una Fiat 500 elaborata, infila qualche piazzamento nelle corse in salita. Un giorno, però, mentre dalle parti del Lido degli Estensi dà troppo gas alla Formula 850 di un amico, centra in pieno l’unico albero presente nel raggio di parecchi chilometri. La testa contro il parabrezza, la scocca piegata in due, il nero del dolore. Giancarlo capisce che non fa per lui. Ai motori però non rinuncia. questione di vita o di morte. Fonda la scuderia del Passatore. Il simbolo è il celebre brigante romagnolo con la barba e il cappellaccio nero. Le sue macchine sfrecciano nella Formula Italia, poi in Formula 3, infine il salto in Formula 2 con macchine equipaggiate da motori March Bmw, l’anticamera del grande circo mediatico e tecnologico, il mondo irraggiungibile delle monoposto da 300 all’ora. Minardi si divide tra la concessionaria Fiat di Faenza e le corse. [...] Nel mondo delle formule minori si fa una fama per il suo fiuto infallibile di talent scout. Le voci corrono fino alle orecchie di Enzo Ferrari, che nel 1976 affida a Minardi una ”312B3” da Formula 1 per svezzare nuovi talenti italiani. La collaborazione dura tre anni. Giancarlo il testardo non si accontenta. Nel 1985 la Minardi debutta in Formula 1 [...] Minardi, suo malgrado, è diventato un antieroe. Pochi mezzi, quasi un decimo del budget delle grandi scuderie, nessuna casa automobilistica alle spalle [...] I soldi, sempre i maledetti soldi. Minardi ha passato anni della sua vita alla ricerca di denari. Nel 1994, con l’acqua alla gola, ha ceduto la maggioranza a Giuseppe Lucchini, Chicco Gnutti e quella cordata di imprenditori bresciani della Hopa che poi avrebbe dato l’assalto a Telecom. Nel 1996 si cambia. Arrivano l’imprenditore bergamasco Gabriele Rumi e Flavio Briatore, che resistono poco. Giancarlo Minardi bussa alle porte di decine di banchieri e industriali. La Minardi non interessa a nessuno [...] Poi, su imbeccata di Bernie Ecclestone, patron del ”circo”, si fa vivo l’imprenditore inglese di origine australiana Paul Stoddart, proprietario di una compagnia che noleggia aerei charter con base nel Regno Unito. Dal gennaio del 2000 il 98% della Minardi è roba sua. Giancarlo è sempre l’anima della squadra [...]» (Mariano Maugeri, ”Ventiquattro” settembre 2003).