varie, 19 settembre 2002
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Klinsmann Jurgen
• Göppingen (Germania) 30 luglio 1964. Ex calciatore. Dal luglio 2011 allenatore degli Stati Uniti. Con la Germania vinse il mondiale 1990 e l’Europeo 1996 (2° nel 1992, 3° nel 1988), medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Seul (1988). Con lo Stoccarda fu finalista della Coppa Uefa 1988/1989 (sconfitto dal Napoli di Maradona), con l’Inter vinse quella del 1990/1991, col Bayern Monaco quella 1995/96. 2° nella classifica del Pallone d’oro 1995, 5° nel 1996, 6° nel 1990 e nel 1994, 8° nel 1988 e nel 1989. Dal 2004 al 2006 allenatore della nazionale tedesca, che condusse fino al 3° posto nei Mondiali giocati in casa, nel 2008/2009 sulla panchina del Bayern Monaco • «Il bomber che segnava solo i gol spettacolari (quelli facili mai, forse per un senso di cortesia eccessivamente spiccato)» (Filippo Maria Ricci, "Corriere della Sera" 27/7/2004) • «Colto, ecologista, schivo, lontano dagli schemi tipici dell’apparire, frequenti nel mondo del calcio, innamorato dell’America, viene lanciato dallo Stoccarda, con il quale perde la finale di coppa Uefa contro il Napoli nel 1989. Proprio quell’anno è acquistato dall’Inter per prendere il posto di Ramon Diaz. Ha caratteristiche troppo simili a quelle di Serena perché i due campioni non finiscano per pestarsi i piedi in attacco, sebbene siano amici fuori dal campo. Fisicamente è dotatissimo, forte e veloce, ma tecnicamente ha qualche limite e soffre contro le difese italiane molto chiuse, anche se in alcune occasioni firma gol spettacolari (celebre quello segnato all’Atalanta il 24 febbraio 1991)» (F.MO., Enciclopedia dello Sport, Treccani 2002) • A Milano gli avevano cambiato soprannome: «Dopo anni di “Kataklinsmann” era diventato per tutti la “Pantegana Bionda”, colpa della Gialappa’s, di alcune giocate non sempre da Pallone d’Oro e complice anche quella chioma bionda da figlio dei fiori. [...] A Milano se lo ricordano per la tripletta al Cagliari alla prima giornata del campionato del ’90, ma soprattutto per il Maggiolone con cui gironzolava in centro. Era forte di testa, veloce come Carl Lewis, ma a volte scivolava sui tocchi più facili. Simpatico, ma riservato. E tremendamente alternativo: alle vacanze alla moda aveva sempre preferito quelle on the road. Sognava la California, dove scappava appena poteva. E nel ’98 ci andò davvero» (Massimo Lopes Pegna, “La Gazzetta dello Sport” 14/2/2004). «Chi non ricorda i gollonzi della Pantegana bionda? Era l’Inter dei primi anni Novanta e la Gialappa’s impazzava nel mitico Mai dire gol. I soprannomi si sprecavano e quel biondino tutto capelli di nome Jurgen Klinsmann offriva buoni spunti. "Non solo per i gol sbagliati, che quelli prima o poi li sbagliano tutti — ricorda Marco Santin — ma anche per quelle sue movenze ondeggianti, un po’ alla Nedved, che ogni volta che cadi rotoli con naturalezza come un tarantolato. Il soprannome, come dire, nacque spontaneo: Pantegana bionda arrivò per caso, mentre osservavo i suoi movimenti, è stato uno dei nostri migliori protagonisti". Uno dei personaggi ai quali la Gialappa’s ha voluto più bene. "Pantegana non era una presa in giro. Le pantegane a Milano sono quei bei toponi di fogna, be’ i topi biondi non esistono e questo ci faceva ridere. Era un soprannome bonario. Tra l’altro lui ha fatto bene all’Inter, è andato molto meglio del suo successore Pancev che ha fatto schifo: Pancev era il Ramarro marrone, giusto per rimanere in assonanza"» ("La Gazzetta dello Sport" 27/7/2004).