Varie, 19 settembre 2002
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Tournier Michel
• Parigi (Francia) 19 dicembre 1924. Scrittore. «Il maggiore scrittore francese vivente» (Pietro M. Trivelli) • «Ha cominciato tardi, dopo i quarant’anni, con un romanzo paradossale: Venerdì o il Limbo del Pacifico (1967), dove Robinson Crusoe prende ordini dal suo schiavo selvaggio, in una sorta di afflato sciamanico. È del 1970 il libro che lo rese celebre: Il re degli ontani (titolo arboreo, ispirato a una ballata di Goethe), il cui protagonista è un orco tramandato dalla cultura mitologica nordeuropea» (“Il Messaggero” 6/9/2002) • «Più volte sul traguardo del Nobel, ha vinto nel 2002 il premio Campiello alla carriera. […] “La detesto, Parigi, ci vado una volta al mese, per un pranzo o per rimettermi in forma. Mentre a Roma mi sembra di sentirmi come in un’oasi, sotto una palma, pure se la conosco pochissimo. Quando vengo a Roma passo le giornate con gli amici, come la poetessa Maria Luisa Spaziani, con la quale mi telefono ogni tanto. Lei abita vicino alla scalinata di Trinità dei Monti. E anche lì mi piace fermarmi a osservare la gente che m’incuriosisce. Oppure entro in qualche caffè dove si può restare per ore con un libro in mano, interrompendo la lettura per guardarsi intorno […] Grande amico di Italo Calvino, che frequentava regolarmente (e grazie al quale il suo Venerdì fu presto tradotto anche in Italia), trova un’attrazione pure nei nostri dialetti. “Qui sento tante lingue italiane, veneziana, romana, napoletana, più vive di quella che trasmettono alla televisione; come non accade in Francia”. E poi i suoi souvenirs romani sono legati al cinema, anche se non se la sentirebbe più di affrontare un provino a Cinecittà. Passato è il tempo in cui, frequentando i cineasti, il regista Bresson gli propose una particina, poi rifiutata perché troppo grasso; e Man Ray, altro suo amico, lo iniziava all’arte della fotografia. La prima macchinetta fotografica gliela regalarono a otto anni i genitori, le cui vicissitudini hanno tanto pesato sulla formazione dello scrittore. Soprattutto in Germania: dove Tournier non andrebbe mai in vacanza. Insegnanti di tedesco (che lui conosce perciò alla perfezione), il padre e la madre vissero a lungo in Germania, e lui con loro, studente di filosofia a Tubinga. Ma è pessimo il ricordo che ne conserva. “La Germania mi ha fatto molto soffrire e, prima di me, i miei genitori, fin dal 1914. Solo per questo la considero importante nella mia vita”, ironizza Tournier. Un’avversione inasprita dalla brutta accoglienza ricevuta quando è tornato a Weimar, nel 1999, per una conferenza di tre quarti d’ora, nel 250° anniversario della nascita di Goethe. […] Vecchio scapolo (misogino da sempre)» (Pietro M. Trivelli, “Il Messaggero” 23/7/2003).