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 2002  settembre 19 Giovedì calendario

Jones Allen

• Southampton (Gran Bretagna) 1 settembre 1937. Artista • «Capo calvo, fisico mingherlino, modi distaccati da gentleman […] Esponente di spicco della scuola inglese della pop art. Sono oltre quarant’anni che dipinge e plasma corpi femminili, che galleggiano o sbucano a tre dimensioni dal quadro, rigogliosi e improbabili come manichini o manifesti pubblicitari. Le sue donne restano senza età, fantasmi di eterna adolescenza, mentre lui continua a invecchiare. “È perché — sorride — i pittori possono coprirsi di rughe ma le idee non hanno tempo. Quei nudi rimandano solo di sbieco alla realtà, sono concetti puri, simboli di una sensualità, di una vitalità che è impressa nell’immaginario, specchio delle mie pulsioni interiori ma anche di uno sguardo collettivo, standardizzato che è cambiato ben poco. È la strada che da figurativo ho imboccato per superare l’impasse tra la palude sempre più stagnante dell’astrattismo e lo svuotamento irreversibile dell’arte di figura. Ma è una pittura solo in apparenza serializzata, molto diversa da quella dei maestri della pop art americana[…] Gli americani mettono in scena il non senso del mercato, della produzione commerciale. Io estraggo significati, ridò forma alle sagome e ai miti della cultura popolare, dei fumetti, della pubblicità, della danza, del teatro. E in più libero emozioni che si ricollegano alla tradizione della pittura europea. Nel solco dei fiamminghi, di Matisse, Delaunay, Gauguin forse, il colore non è per me appendice, ma essenza di tutte le mie opere. Uso colori puri, netti. E ogni colore si carica di una sua valenza. Il giallo è la tonalità del mistero femminile. Il nero e il rosso incarnano invece l’idea del maschile. Due forze che si intrecciano in ogni mio quadro. Non è vero che ritraggo solo donne[…] I miei quadri sono alla Royal Academy, in molti musei. Una mia statua troneggia perfino nell’atrio di un ospedale di Chelsea. Non volevo, non voglio perpetuare feticci della società di massa, ma invitare la mente a liberarsene. Con ironia, impegnando chi guarda le mie opere a chiedersi sempre: vero o falso? Ci credo o no? Sì, la stessa domanda che dà il titolo ad uno dei quadri anni ’70 qui in mostra. Al contrario volevo smascherare, rendere tangibile l’estraneità da burattini di quegli oggetti di desiderio. E l’ombra dionisiaca che si portano appresso. Da lì è nato il bisogno di inserire nei miei quadri corpi o spezzoni di corpi in rilievo, a tre dimensioni. Sculture che poi col tempo hanno conquistato vita autonoma nella mia produzione, ora sono divenute più lineari, profili estratti da una superficie e accartocciati su se stessi”» (Danilo Maestosi, “Il Messaggero”18/6/2002).