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 2002  settembre 19 Giovedì calendario

Kovacevic Darko

• Kovin (Serbia) 18 novembre 1973. Ex calciatore. In Italia giocò con Juventus e Lazio • «Entra nella galleria dei calciatori “sfigati” almeno quanto Ancelotti lo era tra gli allenatori fino al rigore di Shevchenko, che gli ha fatto vincere la Champions League a Manchester. Darkolone è l’autentico Cuper tra i giocatori: eterno secondo e con il rodimento di successi scippati all’ultimo istante. Ha giocato nella Juve, da riserva ma con 47 partite all’attivo, i due anni del Giubileo, una volta dietro la Lazio, l’altra dietro la Roma. Forse non accadrà più che una squadra perda due campionati di seguito superando tutte e due le volte i 70 punti. Darkolone c’era. E al ritorno in Spagna l’ha atteso una stagione formidabile, la migliore della Real Sociedad, salvo i due campionati vinti nell’81 e nell’82 con Xavier Clemente in panchina, lampi in una storia orgogliosa e povera di successi, compressa dalla potenza di Real Madrid e Barcellona e dalla “purezza basca” del Bilbao. Alla penultima partita di un campionato condotto in testa, gli uomini di San Sebastian cadevano a Vigo, il Real Madrid li sorpassava con il successo nel derby. Un altro scudetto buttato in mare. “Ho ripensato alla pioggia di Perugia. Mi ricordo spesso di quella partita che è stata la più amara. Ogni altra beffa è uno zuccherino in confronto allo scudetto che lasciammo alla Lazio in quell’acquitrino. Mi sono chiesto perché ci facemmo rimontare tutto il vantaggio per giungere all’ultima giornata senza la vittoria in pugno. Dovevamo arrivare a Perugia già campioni”. Ci sono sfighe che non passano. “L’anno dopo ci batté la Roma, con il pareggio di Torino negli ultimi minuti ma non l’ho sofferto come con la Lazio”. Ora vive nel quartiere a ridosso della Playa, la spiaggia che entra nel cuore di San Sebastian, una curva larga di sabbia dove si posa l’Oceano che sa di Francia e di Biarritz. [...] Sono ambizioso. Quando arrivai sapevo di avere davanti Del Piero e Inzaghi: Del Piero veniva dall’infortunio al ginocchio, faticava ma Ancelotti lo faceva giocare spesso e lo capisco perché doveva ritrovare il passo per tornare grande. Anche Inzaghi non stava bene. Sono campioni difficili da scalzare”. Segnava Darkolone con il fisico grande come un macigno e altrettanto duro. Dieci gol in Coppa Uefa, l’unico nella storia del calcio italiano che sia riuscito ad andare in rete in 7 partite consecutive in Europa. Scavò la fossetta sotto i piedi di Inzaghi. Ma non abbastanza. “Volevo giocare di più e mi ritrovai nel secondo anno a giocare meno. Lippi? Con lui sono durato un mese in estate. L’ho conosciuto appena ma è un grande se appena arrivato ha vinto”. Sostiene Kovacevic che la Juve di oggi ha forse più qualità come squadra. “La mia però aveva il giocatore più forte del mondo: Zidane»”. Non ha la sensazione di aver scelto il momento sbagliato per andarsene, non ha amici da rimpiangere. “Volevo giocare di più”, ripete. Venne Salas, lui andò alla Lazio. Uno sbaglio per due. Anzi per tre mettendoci la Juve che dal tombolotto cileno ha ottenuto più referti medici che gol, mentre con Darkolone avrebbe risolto anche oggi il problema della punta robusta in area quando manca Trezeguet» (“La Stampa” 21/10/2003).