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 2002  settembre 21 Sabato calendario

Fisher Sarah

• Colombus (Stati Uniti) 4 ottobre 1980. Pilota. Spinta dal padre Dave, che è anche il suo manager, ha iniziato ad avere confidenza con le auto sin da bambina, cominciando a 5 anni con mini-vetture. A 12 vinceva il titolo nazionale assoluto di kart della sua categoria. Ma la fama vera se l’è fatta da quando è entrata a far parte del gruppo dei corridori che partecipano alla serie Irl, la concorrente negli Usa della Formula Cart, che sta diventando sempre più popolare. E’ stata la più giovane donna a qualificarsi nella famosa ”500 Miglia” di Indy nel 2000, la più giovane a salire sul podio (terza nel Kentucky Speedway dove ha ottenuto anche una storica pole position, poi seconda a Miami) e la più veloce in assoluto fra le ragazze che hanno partecipato sempre alla prestigiosa gara di Indianapolis, raggiungendo in qualificazione quest’anno i 368,461 chilometri orari di media sul giro. Malgrado i suoi successi, però, non ha avuto vita facile sinora: nell’aprile 2002 il suo team (Walker Racing), in difficoltà nel trovare sponsor, l’aveva lasciata a piedi. Una settimana dopo però un’altra squadra, la Dreyer&Reinbolo, la ingaggiò per correre a Nazareth, dove si classificò quarta conquistandosi un posto sino alla fine della stagione (’La Stampa”, 20/9/2002). «Dice di essere debole soltanto quando deve confrontarsi con Mr. Bojangles, il suo cane maltese. Per il resto non si lascia intimorire da nulla. Soprattutto quando si tratta di sfrecciare a quasi 400 chilometri orari con un muretto di cemento a pochi centimetri di distanza. ”Non ho mai avuto alcun problema a correre in un ovale e non ho mai associato la paura alle corse automobilistiche – dice convinta – . So che la cosa farà ridere molti, invece ho un terrore folle dei palloni. Se qualcuno mi lancia una palla, anche quelle dei bambini, mi blocco per la paura”. Per festeggiare il suo quinto compleanno, papà Dave e mamma Reba, che si erano conosciuti e poi innamorati gareggiando sui kart, l’avevano svegliata nel cuore della notte per farla sedere, mezza addormentata, su una Quarter Midget. La piccola monoposto a ruote scoperte da 3 cavalli, protetta da una grata in ferro per evitare i frequenti ribaltamenti durante le corse sulle piste sterrate, diventò la prima auto con la quale correre nei fine settimana, mentre papà, ingegnere meccanico con la passione delle corse, si divertiva a sua volte con le vetture più grandi. ”La nostra famiglia era un vero team, visto che anche mamma di tanto in tanto faceva qualche gara con i kart – racconta Sarah, che svela di sentirsi più comoda nell’abitacolo della propria monoposto che non a letto – . Lei, però, ha sperato a lungo che io suonassi il piano, poi si è arresa”. Senza farsi intimorire, ”perché quando sei una donna tutti ti guardano con sospetto e lo sforzo per ottenere qualcosa diventa doppio”. E da quel giorno ha percorso tutta la trafila necessaria: dopo le Quarter Midgets, a 8 anni è passata ai kart, conquistando quattro campionati della World Karting Association, poi a 15 è salita sulle Sprint Car e a 18 sulle Midget. Fino a coronare il sogno di partecipare alla serie più veloce d’America, la Indy Racing League, che si corre sugli ovali. Sullo speedway di Las Vegas, nell’agosto ’99, diventa il più giovane pilota di sempre a passare il test (aveva 18 anni) e il 17 ottobre in Texas fa il suo debutto: in qualifica ottiene il 17? tempo, in gara è costretta al ritiro per un cedimento meccanico. [...] ”Fino a questo momento della mia carriera non ho fatto nulla di eccezionale. Io corro per vincere e finora non sono ancora riuscita nell’impresa, anche se spero di non dovere aspettare troppo a lungo per rompere il ghiaccio”. Per i super- appassionati delle corse il suo non è un nome nuovo, ma a renderla famosa in tutto il mondo ci ha pensato nel settembre 2002 la Tag Heuer, sponsor suo e della McLaren- Mercedes, che in occasione del GP degli Stati Uniti a Indianapolis le ha permesso di fare alcuni giri al volante della MP4/ 17 di Kimi Raikkonen. ” stata solo una bella esperienza, non certo un test, come qualcuno lo ha definito. Volevo avere l’opportunità di vedere un po’ più da vicino il mondo della F.1 e per questo devo dire grazie alla McLaren, ma avrei comunque preferito che i giri fossero di più per provare a capire un po’ meglio che tipo di monoposto sono le F.1. Da quel giorno comunque la mia popolarità è quadruplicata e ricevo tantissime e- mail anche dall’Europa: un giorno mi piacerebbe venire a correre da voi [...] Ad essere sinceri, da quello che ho visto la Formula 1 non mi sembra un campionato attraente e spettacolare come la IRL. Da noi si viaggia incollati all’avversario, ci si sorpassa di continuo. In F.1 sei fortunato se nell’arco di una gara vedi 2-3 sorpassi veri: non è il mio modo di correre. Anche i tracciati stradali non mi entusiasmano, gli ovali regalano emozioni più grandi. [...] Una squadra di F. 1 si porta al seguito una cinquantina di persone a gran premio. Nella mia ci sono un ingegnere di pista, un capomeccanico e quattro tecnici. Nel nostro piccolo c’è meno esasperazione e più spazio per il divertimento”» (’La Gazzetta dello Sport” 14/2/2003).