21 settembre 2002
Tags : Francisco Ramon Lojacono
Lojacono FranciscoRamon
• . Nato a Buenos Aires (Argentina) il 12 dicembre 1935, morto a Palombara Sabina (Roma) il 19 settembre 2002. Calciatore. «Un talento che fece impazzire i tifosi di Fiorentina e Roma, tra la fine degli anni Cinquanta e la metà dei Sessanta. Tanto estroso in campo quanto protagonista nelle notti romane, parte da Buenos Aires nel Natale del 1956. Ha da poco compiuto 21 anni e finisce a Firenze contro il parere di Bernardini. Ceduto in prestito al Lanerossi Vicenza, debutta a San Siro con un gol il 27 gennaio del ’57. L’anno dopo torna a Firenze e Bernardini lo impiega come ala sinistra, i contrasti sono immediati: ”Devo giocare dove mi suggerisce l’istinto”. Famoso per le punizioni, ma anche per il carattere ingestibile: un giorno all’Olimpico, Gratton lo sgrida per un passaggio sbagliato e lui ricambia con un ceffone. Nel 1960 è ingaggiato dalla Roma: i tifosi lo adorano (vince la Coppa delle Fiere del 1961). Segnò anche un famoso gol alla Juve col braccio infortunato legato al collo. Gol, litigate in campo, i paparazzi lo inseguono nelle notti allegre e piene di flirt trascorse tra via Veneto e i tavoli da poker. Comincia il declino: la carriera passa ancora per Firenze, Samp, Alessandria e Legnano» (’la Repubblica” 20/9/2002). «Era stato poi allenatore nelle serie minori, con diverse promozioni nel Latina, Benevento, Cavese, Casoria, Akragas. Per anni osservatore della Roma, recentemente aveva aperto una scuola calcio nella capitale. [...] Grazie alle norme sugli oriundi, fu anche convocato dieci volte in Nazionale, segnando 5 reti. In una semifinale di Coppa delle Fiere sul campo dell’Hibernian di Edimburgo, l’arbitro fischiò una punizione per la Roma a 30 metri dalla porta scozzese. Mentre il portiere avversario fece cenno ai compagni che da quella distanza non era necessaria la barriera, Lojacono fece partire una bomba che si insaccò senza che nessuna vedesse la palla. L’episodio racconta chi fosse l’argentino in campo» (’La Stampa” 20/9/2002). «Orlando, Lojacono, Manfredini, Schiaffino e Selmonsson. Più Menichelli. L’attacco della Roma dopo le Olimpiadi, estate del ’60, scatenò la fantasia dei tifosi giallorossi. La battuta più gettonata: ”Agli avversari serviranno due portieri”. Il presidente Gianni aveva appena acquistato anche Francisco Ramon Lojacono, detto Pancho. Roma la sua città, anche se ora viveva a Cretone, nella campagna sabina [...] l’Olimpico il suo stadio, dove ha giocato e segnato con la maglia della Roma e della Nazionale. [...] Una vita da prima pagina senza essere Pelè, che comunque trovò il modo di fargli i complimenti, dopo un’amichevole del ’68 tra Alessandria e Santos. Il fisico da toro nel destino, era nato a Buenos Aires nel quartiere ”Matadores”. E anche quel carattere indocile, che a volte gli ha creato problemi sul campo con compagni e allenatori. Il debutto da oriundo in Nazionale, all’Olimpico, il 22 febbraio del ’59, contro la Spagna di Kubala, Di Stefano, Gento e Suarez, realizzando la rete del pari. Tre anni prima aveva esordito anche nella nazionale argentina, diventandone titolare, poco prima di arrivare in Italia, Natale del ’56. Con quella italiana giocò otto partite, segnando cinque gol, uno proprio all’Argentina. Sempre a Roma, contro i giallorossi e vestendo la maglia della Fiorentina, uno schiaffo al compagno viola Gratton, che non gli aveva passato la palla. Oppure il gran gol alla Juve, decisivo, il 27 novembre del ’60. La Roma vince due a uno, Francisco calcia forte da quaranta metri, sotto la traversa. E non è un gesto normale. L’argentino si è appena lussato una spalla, che gli è stata fasciata. Tiene il braccio sotto la maglia, l’equilibrio è quello che è, il campo pesante, il tiro comunque devastante. Racconterà, dopo quella rete: ”Prima di quel Roma-Juve, partita cominciata alle ore quattordici e trenta, io avevo fatto l’amore con una splendida ragazza sino alle undici”. Già, la Dolce vita e quella vera. A Roma in quegli anni, dal ’60 al ’63, Francisco si esaltò, amante della mondanità e del divertimento. La Maserati. Il flirt con Claudia Mori, si separò per lei dalla prima moglie. Con l’attuale signora Celentano, nel ’62, anche il film Avventura al motel. E le frequentazioni con Renato Rascel, Vittorio Gassman, Walter Chiari e Anna Magnani. Con la Magnani un tango, per strada, immortalato dai paparazzi dell’epoca: foto indimenticabili. Arrivò in Italia, chiamato dal Milan e preso al volo dalla Fiorentina, che lo girò subito al Vicenza perché il club viola aveva già due oriundi, Montuori e Julinho. Infilò la maglia numero 8 e salvò la squadra biancorossa con i suoi gol, 11 in 18 partite e si fece subito conoscere come specialista nelle punizioni dalle traiettorie impossibili da prevedere e sempre di una potenza incredibile. La Fiorentina lo tesserò l’anno successivo, ma Francisco non legò con Bernardini, troppo attento alla disposizione tattica per un estroverso come Lojacono, il primo anno, con l’ambiente il secondo. Fu il colpo di mercato del presidente Gianni, nel ’60: cento milioni di vecchie lire, per la Roma di Foni. Nell’annata del debutto di De Sisti (’Era uno dei miei idoli”, lo ricorda Picchio), Lojacono segnò 13 gol in campionato in 27 gare, la Roma vinse la Coppa delle Fiere con 11 reti in 14 gare dell’argentino, che non si ripetè negli altri due anni in giallorosso. Tornò una stagione a Firenze, poi la Sampdoria, l’Alessandria e il Legnano. Allenatore in C e D, da Latina a Salerno, da Livorno a Cava dei Tirreni» (Ugo Trani, ”Il Messaggero” 20/9/2002).