Varie, 21 settembre 2002
PACIFICO
PACIFICO Attilio Avellino 13 aprile 1933. Avvocato • «L’avvocato accusato con Cesare Previti e Giovanni Acampora d’avere comprato certe sentenze e incassato dagli eredi di Nino Rovelli la ”parcella” di 67 miliardi di lire[...] L’avvocato vero e proprio non l’ha fatto mai: ”Mi sono occupato sempre di cose extragiudiziali. Fallimenti. Consulenze. Una volta, dico. Perché mi hanno fatto chiudere lo studio. Otto mesi di galera, capirà... Mi sospesero dall’Ordine. Quando mi riammisero, visto che le cose andavano per le lunghe e non c’erano tutte ’ste prove, potevo riprendere. Ma oramai...[...] Gioco. Allora? La Boccassini mi ha contestato: lei è stato 83 volte all’Hotel Splendid di Lugano. Ma ce sarò stato 800 volte! Ottocento! Pagava il casinò! E sa perché mi pagava? Perché quando sedevo io al tavolo, il gioco lievitava. Arrivavo che giocavano mille e subito passavamo a cinquemila [...] A Campione e a Saint Vincent vincevo. A Montecarlo perdevo. Tutti i casinò mi volevano. Mica le danno a tutti la carta d’oro e di platino. Difficile però spiegarlo a un pubblico ministero che non è stato mai in una casa da gioco [...] Ricordo una volta a Saint Vincent. Notte magica. Entrai che su quattro tavoli era appena uscito l’11. Allora giocai tutta la serie del due: il 2, l’11 (1+1=2), il 20 (2+0=2) e il 29 (2+9=11). Passavo da un tavolo all’altro e dovunque saltava fuori questa combinazione del due [...] Il mio lavoro era un altro. Metta che uno avesse bisogno a Roma di riportare in Italia soldi che stavano fuori. Veniva da me, glieli facevo portare [...] Aoh, facevo lo scudo fiscale prima di Tremonti! [...] Sono un evasore. Che mi volete fare? Dirò di più: il massimo era quando trovavi uno che ti chiedeva di fare entrare cinquecento milioni e un altro che ti domandava di farne uscire cinquecento» (Gian Antonio Stella, ”Corriere della Sera” 20/9/2002).