Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  settembre 23 Lunedì calendario

Rivers Larry

• (Vitzroch Loisa Groosberg) New York (Stati Uniti) 17 agosto 1923, New York (Stati Uniti) 16 agosto 2002. Pittore e scultore, sassofonista e poeta • «Da giovane aveva studiato composizione insieme al leggendario Miles Davis, con il quale preparava gli esami fumando marijuana. Aveva trascorso quindi un periodo a Parigi, dove si era interessato all’arte d’avanguardia, specialmente alla scultura di Brancusi e di Giacometti. Amante del jazz, oltre che dipingere e scolpire, suonava il sassofono nei locali notturni newyorkesi. Era inoltre un assiduo frequentatore del Cedar Bar, il famoso locale dell’University Place dove si sbronzavano Pollock, De Kooning, Rothko e compagni. Il ”New York Times” gli dedica una pagina intera, definendolo ”irriverente ma insicuro, avido lettore di libri, amante della pubblicità” riconoscendogli che ha concorso a cambiare l’arte americana degli anni Cinquanta-Sessanta ma aggiungendo che le sue qualità artistiche erano intimamente legate ai suoi vizi. Si tratta però di un giudizio sommario, per molti versi approssimativo e ingiusto. E’ vero che era dedito al sesso e alla droga e non rifuggiva dallo scandalo, ma queste erano tendenze comuni degli artisti della generazione emersa alla ribalta negli anni Cinquanta-Sessanta. I suoi quadri-sculture rivelavano un talento particolare, i ritratti di Primo Levi che, su commissione di Gianni Agnelli, aveva realizzato a partire dal 1987, erano d’una bellezza terribile. Aveva dichiarato il pittore-scultore al riguardo: ”Li ho fatti a memoria. Per una forma di disagio, io mi ero tenuto lontano dall’Olocausto, ma quei ritratti mi permisero di avvicinarmi ad uno scrittore che lo aveva raccontato con una lucidità sconvolgente”. Aveva fatto egregiamente anche lo scenografo, firmando, fra l’altro, le scene e i costumi dell’Edipo Re di Stravinsky, diretto da Lukas Foss. Per l’occasione i critici musicali avevano gridato allo scandalo, ma gli osservatori più distaccati non avevano mancato di tesserne l’elogio. Era noto anche in Italia. Nel 1992 aveva tenuto una mostra alla galleria romana Il Gabbiano, dove aveva esposto dieci quadri-sculture in foamcore e tre pastelli su carta: un’esposizione di piccole dimensioni ma sufficiente perché il visitatore si facesse un’idea della sua ultima produzione. In quell’anno Rivers aveva anche pubblicato la sua autobiografia, intitolata Che cosa ho fatto? che aveva ottenuto un clamoroso successo negli Usa» (Costanzo Costantini, ”Il Messaggero” 17/8/2002). «Dai nostri ragazzi era conosciuto più che altro per aver partecipato all’avventura del film Pull my Daisy , recitando la parte di Neal Cassady e impersonando sempre la irrequieta, scandalistica contestazione di quel secondo dopoguerra. stato amato dai nostri giovani per questo film cosiddetto underground, tutto fatto nella caotica spontaneità che caratterizzava la ”beat generation”, con loro, i protagonisti dell’inerme rivolta, pronti a recitare se stessi e lui, Larry Rivers, a impersonare l’Io ideale del momento, l’indimenticato Neal Cassady tanto caro a molti di noi: giorni felici che sognavano un futuro migliore con la voce di Kerouac che raccontava il loro sogno. Quando ha girato quel film era nel pieno della sua fama turbolenta di sassofonista. Nel 1942 si era iscritto alla Juillard School e aveva studiato composizione insieme a Miles Davis, che viveva con Charlie Parker; aveva cominciato subito a fare tournée. Era stato Jack Freilicher, il pianista di una band nel Maine, a fargli vedere per la prima volta nel 1945 un libro sull’arte moderna, e sua moglie Jane a regalargli il primo pennello e farlo iscrivere nel 1947 alla classe di Hans Hoffman, che lo aveva spinto a dipingere figure. Aveva cominciato a esporre le sue figure già nel 1949 ed era andato in Europa a studiare Courbet e Manet. Era ritornato nel 1953 e aveva subito realizzato la sua perentoria affermazione col George Washington Crossing Delaware: coi colori disfatti, lo spazio diafano e indeterminato, lo stile ambiguo che onorava l’arte del passato e insieme, con prorompente ironia, il Modernismo, aprendo la via una volta per sempre agli artisti pop: lui che pop non era, bravo disegnatore nella tradizione di Degas e di Manet, ma con una forte tendenza alla autoparodia. Era amico dei poeti del tempo, molto amico di John Ashbery, che è andato a trovarlo poche ore prima che morisse; ma non leggeva solo poesia: nel 1965 aveva letto una biografia di Trotzkij che gli aveva ispirato l’imprevedibile grande pannello della History of the Russian Revolution ; negli anni Ottanta, quando era cominciato il suo declino, aveva dipinto una serie ispirata al Nudo che scende le scale di Marcel Duchamp. La sua storia ha cercato di raccontarla in un libro delizioso di 500 pagine, L’autobiografia non autorizzata: che cosa ho fatto? (Harper Collins, 1992); poi la sua biografia l’ha scritta, sul serio, Barbara Rose: Larry Rivers Art and Artist (Little Brown, 2002). Il libro costa 60 dollari. Chissà come avrebbe riso Larry Rivers, che dall’autobiografia non ha guadagnato niente. Ma nulla gli ha impedito di canzonare se stesso e il mondo, o come si diceva allora, il Pianeta: l’autobiografia, intitolata Che cosa ho fatto? , finisce con la frase: ”Che cosa ho fatto? Ditemelo voi”» (’Corriere della Sera” 22/9/2002).