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 2002  settembre 23 Lunedì calendario

Meneghini Nadia, di anni 20. Torinese capelli corti, aria da maschiaccio, jeans sempre una taglia più grande, fin da piccola l’aria triste e un carattere deciso

Meneghini Nadia, di anni 20. Torinese capelli corti, aria da maschiaccio, jeans sempre una taglia più grande, fin da piccola l’aria triste e un carattere deciso. Diploma di maestra elementare, figlia di una casalinga e di un addetto alla manutenzione dell’autostrada Torino-Aosta, iscritta a un’agenzia interinale, fabbricava guanti per conto della Itratex. Nel reparto ”puntinatura”, insieme a lei, anche il fidanzato, Rizzo Antonio, di anni 28, Nino per mamma siciliana, Toni per gli amici torinesi. S’erano conosciuti per caso un anno e mezzo fa tramite sms. Lui innamoratissimo aveva lasciato la famiglia a Palermo ed era andato a vivere con due sconosciuti in un appartamento dell’agenzia interinale che gli aveva trovato l’impiego. Preciso nel lavoro, premuroso e possessivo nella vita, pur non avendo la macchina andava a prendere la Meneghini ogni mattina in autobus e in autobus la riportava, al termine del turno. Nel weekend affittava l’auto per andare in birreria. Non sopportava il fatto che la Meneghini avesse la passione di chattare su internet e magari incontrare gli uomini conosciuti usando lo pseudonimo ”Yu yu” o ”Tenerocucciolotto”. Lei continuava imperterrita a far scivolare il mouse sul cuore rosso e nero che le faceva da tappetino. Giovedì 29, ormai stufa dell’andazzo sempre più padronale di lui, gli disse che non lo voleva più vedere. S’incontrarono invece il giorno dopo, al lavoro. Lui l’accompagnò come al solito all’autobus, poi a casa. Lei lo fece salire nell’appartamento di 65 metri quadri che divideva coi genitori. Poi accennò al fatto che ormai era libera, poteva incontrare chiunque, anzi l’aveva già fatto. Il Rizzo prese allora una cordicella plastificata per chiudere i pacchi e con quello la strangolò. Poiché rantolava, procedette a soffocarla con un cuscino. Le sfilò i pantaloni, la prese per una caviglia e la lasciò riversa sul pavimento. Infine prese il cellulare di lei, cambiò la scheda con la sua e telefonò ad amici e parenti per chieder se avevano notizie di Nadia. Buttò tutto all’aria per simulare una rapina e se ne andò a noleggiare la macchina. Nel resto del pomeriggio fece una trentina di telefonate sempre più preoccupate. Andò persino a fare la spesa: non accadeva da sei mesi. Crollò dopo cinquanta ore d’interrogatori.