Gaetano Afeltra, ìCorriere della Seraî 3/9/2002, 3 settembre 2002
Nel 1952 Pablo Neruda, fuggito dal Cile nel ’49 e da allora girovagante tra Francia e Italia, si rifugiò a Capri per sfuggire all’ordine di espulsione emesso dalla polizia italiana
Nel 1952 Pablo Neruda, fuggito dal Cile nel ’49 e da allora girovagante tra Francia e Italia, si rifugiò a Capri per sfuggire all’ordine di espulsione emesso dalla polizia italiana. Grazie all’intermediazione del suo amico Mario Alicata, fu accolto da Edwin Cerro, illustre gentiluomo e scienziato isolano, che lo ospitò in un grazioso villino. Il poeta (ancora sposato con la mite e devota Delia) portò con sé la sua amante, Matilde Urrutia, chiome rosse ondulate e ribelli, detta da lui chascona. Fino ad allora innamorati furtivi, a Capri i due poterono dispiegare a piacimento la loro passione: «Fu un delirio amoroso che alimentò in lui uno straordinario fervore creativo». Ogni giorno componeva versi, scrivendo dove capitava con inchiostro verde, fucsia o azzurro. Appena terminata una poesia, la faceva leggere a Matilde, che procedeva a batterla a macchina e infine riponeva i foglietti fra le pagine di un album orientale rilegato in tela. Quando lei gli confidò d’essere incinta, lui si decise per un matrimonio al chiaro di luna fra i giardini e le rocce capresi. Nozze prive di qualuque valore legale, giacché lui non era divorziato. Una sartina del luogo cucì un abito da sposa di stoffa a righe nere e verdi attraversate da fili dorati, tessuta a mano su antichi telai. Neruda ornò la casa con intrecci di fiori e foglie; alle pareti grandi scritte in carta colorata («Matilde te quiero»). Un orefice preparò l’anello, incidendo all’interno ”Capri, tre maggio 1952. Il tuo Capitano”. Dopo la cerimonia i due cenarono soli, gustando anatra all’arancia, pesci e crostacei preparati da lei.