Geminello Alvi, ìCorriere della Seraî 30/8/2002, 30 agosto 2002
Già Orazio lamentava il fumo e il rumore di Roma. «Infamis aer era una delle parole per descrivere l’aria dell’urbe
Già Orazio lamentava il fumo e il rumore di Roma. «Infamis aer era una delle parole per descrivere l’aria dell’urbe. Ma il disagio evolvette. A far lasciare il castello di Nottingham nel 1257 ad Eleonora di Provenza non fu Robin Hood, ma un nuovo vapore: quello del carbone bruciato. Qualche decennio e Edoardo I vietava che si bruciasse carbone mentre il parlamento era riunito. Senza effetto. Visto che la grande Elisabetta era lei pure tre secoli dopo afflitta dai fumi. Tanto che tale John Evelyn scrisse nel Seicento un suo trattato sull’inquinamento, proponendo parchi e fiori come rimedi convenienti. Ancora un secolo dopo non v’era però accordo se fosse peggio l’aria rovinata dal fumo di legna o di carbone. E Benjamin Franklin si complimentava per la conversione dal legno al carbone dell’industria settecentesca. E, sostenendo che essa aveva salvato quanto restava delle foreste inglesi, consigliava a Germania e Francia la rivoluzione industriale come rimedio ecologico» (Geminello Alvi).