Gilles Kepel, ìCorriere della Seraî 4/9/2002, 4 settembre 2002
Il mondo musulmano dopo l’11 settembre 2001. «Non si è unificato dietro bin Laden e soci, i quali, dopo i primi entusiasmi suscitati in certi giovani del Medio Oriente, del sub-continente indiano e in pochi figli d’immigrati in Occidente, non sono riusciti a sfruttare la loro impresa [
Il mondo musulmano dopo l’11 settembre 2001. «Non si è unificato dietro bin Laden e soci, i quali, dopo i primi entusiasmi suscitati in certi giovani del Medio Oriente, del sub-continente indiano e in pochi figli d’immigrati in Occidente, non sono riusciti a sfruttare la loro impresa [...] Appena le truppe musulmane dell’Alleanza del Nord apparvero in prima linea contro i talebani, i più influenti predicatori islamici, come lo sceicco egiziano Qardhawi, che dal Qatar anima l’emissione religiosa del canale televisivo panarabo Al Jazira , rifiutarono di appoggiare il regime di Kabul per non compromettersi. E negarono alla sua lotta il carattere di jihad, privandolo di ogni significativo sostegno islamico transnazionale. Questi stessi predicatori avevano rapidamente preso le distanze dagli attentati dell’11 settembre: avevano rifiutato ai loro autori la qualifica di martiri, definendoli suicidi che bruciavano all’inferno. Per loro, infatti, la spirale radicale scatenata da bin Laden rischiava di trascinare il mondo dell’Islam in uno scontro immediato e suicida con l’Occidente, tenuto conto della sproporzione di forze» (Kepel).