Anton Cechov, "Senza trama e senza finale - 99 consigli di scrittura" Minimun fax, 24 settembre 2002
"Basta essere più onesti: buttare se stessi a mare sempre e dovunque, non intrufolarsi nei protagonisti del proprio romanzo, rinnegare se stessi, non fosse che per mezz’ora
"Basta essere più onesti: buttare se stessi a mare sempre e dovunque, non intrufolarsi nei protagonisti del proprio romanzo, rinnegare se stessi, non fosse che per mezz’ora. C’è un tuo racconto in cui, per tutta la durata del pranzo, due sposini non fanno che sbaciucchiarsi, pigolare, pestar l’acqua nel mortaio. Non una sola parola sensata, tutto un "giulebbe". Ora, tu non hai scritto per il lettore...hai scritto perché a te piacciono queste cicalate. Se tu avessi invece descritto il pranzo, come mangiavano, cosa mangiavano, com’era la cuoca, com’era volgare il tuo protagonista, soddisfatto della sua pigra felicità, com’era volgare la tua eroina, com’era ridicola nel suo amore per quel bestione sazio, rimpinzato, col tovagliolo legato al collo...A tutti fa piacere veder gente ben pasciuta, contenta, questo è vero, ma per descriverla non basta riferire quel che loro dicono e quante volte si baciano... Ci vuole qualcos’altro: rinunziare all’impressione personale che la felicità della luna di miele produce su ogni uomo non inasprito... Il soggettivismo è cosa tremenda. E’ un male per il solo fatto che lega mani e piedi al povero autore". (Anton Cechov al fratello Aleksandr, Mosca 20/2/1883)