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 2002  settembre 24 Martedì calendario

"Ho cominciato il racconto il 10 settembre, con l’idea di doverlo terminare il 5 ottobre al più tardi; passata quella data, inganno qualcuno e rimango senza quattrini

"Ho cominciato il racconto il 10 settembre, con l’idea di doverlo terminare il 5 ottobre al più tardi; passata quella data, inganno qualcuno e rimango senza quattrini. Il principio lo scrivo con calma, senza impormi alcuna soggezione, ma arrivato a metà comincio a scoraggiarmi, a temere che il racconto sia troppo lungo: debbo tener presente che il "Messaggero del Nord"non è ricco e che io sono fra i suoi collaboratori più costosi. E’ per questo che l’inizio mi riesce sempre molto promettente, come se cominciassi un romanzo; la parte centrale è timida, abborracciata, e il finale è una specie di fuoco d’artifizio, come in un racconto breve. Involontariamente, quando si scrive un racconto, ci si preoccupa anzitutto della sua mole; nella massa dei protagonisti e semiprotagonisti si prende un solo personaggio-moglie o marito- lo si colloca sullo sfondo e si mette in risalto quello solo; gli altri invece si sparpagliano su questo sfondo, come monetine spicciole, e ciò forma qualcosa che assomiglia alla volta celeste: una grossa luna attorniata da una moltitudine di stelle piccolissime. La luna però non viene bene, perché la si può capire solo se si capiscono anche le altre stelle; ma queste non sono rifinite.[...] Che fare? Non lo so davvero. Confido nel tempo, che guarisce tutti i mali." (Anton Cechov ad Aleksej Suvorin, Mosca, 27/10/1888).