Anton Cechov, "Senza trama e senza finale - 99 consigli di scrittura" Minimun fax, 24 settembre 2002
"Voi mi rimproverate la mia obiettività, e la chiamate indifferenza al bene e al male, mancanza d’ideali e d’idee, e via dicendo
"Voi mi rimproverate la mia obiettività, e la chiamate indifferenza al bene e al male, mancanza d’ideali e d’idee, e via dicendo. Vorreste che io, descrivendo i ladri di cavalli, dicessi: ”Rubare i cavalli è male”. Ma questo è già noto da un pezzo, anche senza di me. Li giudichino pure i giurati, a me spetta soltanto di mostrarli come sono. Io scrivo: ”Avete a che fare con ladri di cavalli; sappiate però che non sono mendicanti, ma gente benestante, gente di chiesa e che rubare i cavalli non è un semplice furto, ma una passione”. Certo, sarebbe piacevole conciliare l’arte con la predicazione, ma per me personalmente è assai difficile se non impossibile, per motivi tecnici. Infatti, per descrivere in settecento righe dei ladri di cavalli, debbo tutto il tempo parlare, pensare e sentire a modo loro; se per di più ci metto la soggettività, le immagini perderanno la loro nitidezza e il racconto non riuscirà compatto come dev’essere ogni racconto breve. Scrivendo, faccio pieno assegnamento sul lettore, nella presunzione che aggiungerà da sé gli elementi che mancano nel racconto. (Anton Cechov ad Aleksej Suvorin, Mosca, 1/4/1890)