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 2002  settembre 24 Martedì calendario

"Possibile che non vi diano fastidio parole come solidarietà, unione dei giovani scrittori, comunanza d’interessi e via dicendo? La solidarietà e altre belle cose le capisco alla borsa, in politica, nelle faccende religiose (sètte), ecc

"Possibile che non vi diano fastidio parole come solidarietà, unione dei giovani scrittori, comunanza d’interessi e via dicendo? La solidarietà e altre belle cose le capisco alla borsa, in politica, nelle faccende religiose (sètte), ecc., ma fra i giovani letterati la solidarietà è impossibile e inutile... Noi non possiamo pensare e sentire tutti allo stesso modo, abbiamo scopi differenti, oppure non ne abbiamo affatto, ci conosciamo poco o niente e di conseguenza non v’è nulla a cui possa saldamente agganciarsi la solidarietà...Ed è poi necessaria? No...per aiutare un collega, per rispettarne la personalità e l’opera, per non spettegolare sul suo conto e non invidiarlo, per non mentire e fingere con lui- per tutto questo non occorre tanto essere un giovane letterato, quanto soprattutto un uomo... Se saremo uomini comuni, se tratteremo tutti allo stesso modo, non vi sarà bisogno d’una solidarietà artificiosamente suscitata. La tendenza pertinace a una solidarietà particolare, professionale, d’ambiente, quale si vuole da voi, darà origine a un involontario spionaggio reciproco, a sospetti, controlli, e noi, pur non volendo, diventeremo uno per l’altro una specie di socius gesuitico... Io, caro Jean, non sono solidale con voi, ma vi prometto fino alla tomba una completa libertà come letterato: potete, cioè, scrivere dove e come volete [...], mutar mille volte opinione e indirizzo, ecc, ecc., senza che per questo i rapporti umani fra me e voi cambino d’uno iota, e io vi annunzierò sempre i vostri libri sulle mie copertine. Lo stesso posso promettere agli altri colleghi, lo stesso vorrei anche per me. Questi sono, a mio avviso, rapporti più che normali. Soltanto se esistono, è possibile la stima, anzi l’amicizia, e la simpatia nei momenti penosi della vita." (Anton Cechov a Ivan Leont’ev ( Sceglov), Mosca, 3/5/1888).