varie, 25 settembre 2002
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Herzog Werner
• Samstag (Germania) 5 settembre 1942. Regista. Inizia a viaggiare a piedi dall’età di 14 anni. Durante il liceo lavora di notte in una acciaieria per produrre il suo primo film che realizza nel 1961. Da allora ha scritto prodotto e diretto più di 40 film. Quasi tutti i suoi film più famosi: da Aguirre furore di Dio (1972), a Nosferatu (1979), a Fitzcarraldo (1981), hanno avuto per protagonista Klaus Kinski. All’attore Herzog ha reso omaggio con un film: Il mio nemico più caro (1999). «Quando dirigeva Aguirre furore di Dio minacciò di dare in pasto ai piranha il suo protagonista, Klaus Kinski. Un giorno, esasperato, decise di chiudere una delle loro interminabili e violente liti puntandogli addosso una pistola. ”Ci sono dentro nove pallottole, otto per te e l’ultima per me stesso”, gli disse. Pochi anni dopo, Werner Herzog era di nuovo con Kinski in un’appendice peruviana del Rio delle Amazzoni, sul set di Fitzcarraldo, circondato da migliaia di indigeni che tentavano di trascinare su per una montagna, con il solo aiuto di corde e carrucole, un battello a vapore di 340 tonnellate. Tra gambe amputate, serpenti velenosi, comparse annegate, dissenterie amebiche, la follia del barone della gomma Brian Fitzgerald, che si era messo in testa di costruire un teatro dell’opera nel mezzo della foresta, aveva ormai contagiato l’intera troupe, pronta all’ammutinamento. E come rispose Herzog? Ribattezzando il campo base ”Pelicula o muerte”. Considerato uno dei più importanti registi emersi dalla nouvelle vague tedesca degli anni ”70, Herzog è spesso stato paragonato ai personaggi ossessivi, megalomani e grotteschi che popolano i suoi film. Un poeta dell’apocalisse. [...] ”Sono un autosufficiente [...] sono sempre riuscito a fare i film che ho voluto, un privilegio che hanno pochi” [...]» (Lorenzo Soria, ”L’Espresso” 6/3/2003). «Neanche tenere il conto preciso delle sue opere è lineare. Tutto di Werner Herzog è ribelle. I suoi film non si sa se siano di finzione o documentari. Si è lasciato alle spalle una stagione di cinema da grandi circuiti per fare film destinati a una distribuzione obliqua, sotterranea, ”minore”. [...] un grande sperimentatore. Sorprendente, estremo. Il frutto più resistente, tra il fiammeggiante ma breve percorso di Fassbinder e la gloria più accomodante di Wenders, di quella stagione innovatrice che si chiamò del ”Nuovo cinema tedesco”. [...] i guai è sempre andato a cercarseli. Con una certa voluttà. Con risultati discontinui ma mai comuni. Ha cominciato a cercarseli quando ancora ragazzo, Monaco anni Cinquanta, si trovò un compagno con cui dividere l’appartamento. Era Klaus Kinski. Se non è vocazione questa. All’incontro (e all’odio-amore che ne è scaturito) con quello che sarebbe diventato il complice di molte imprese spericolate, visionarie, autolesioniste, portatrici di oscuri presagi (ÿ) nel ”99 Herzog ha dedicato un personale e sentimentale documentario, a otto anni dalla morte dell’attore avvenuta a 65 anni. A vedere Kinski, il mio nemico più caro (come in Italia si chiamò) Herzog il tenebroso pare uno sprovveduto e candido scolaretto a confronto con l’incarnazione del Genio e del Male. Colui che, un giorno che gli girava storto, demolì sistematicamente l’intero arredo. Ma, dallo stesso giorno, Klaus il rabbioso divenne un interlocutore decisivo e prezioso, una fonte d’ispirazione, una musa profetica, un alter ego artistico. E l’amicizia, pur destinata a rimanere contrastata, si rinsaldò. Alti e bassi, risultati discontinui ma una coerente continuità di spirito. [...]» (Paolo D’Agostini, ”la Repubblica” 6/11/2005).